Sicurezza
Gli imprenditori/1. Vito Accardo, titolare della Edilux (Pip di Arcille)
«Detti quei soldi spontaneamente c'era una squadra di calcio in difficoltà»
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DIRIGENTE Emanuele Barone 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «Mai dato soldi a Barone, né prima né dopo l'aggiudicazione della gara». Sicuro? chiede il pm Stefano Pizza richiamandosi all'interrogatorio del 9 settembre 2009. «Veramente io ho dato soldi - si corregge l'imprenditore siciliano Vito Accardo - Ma erano un omaggio. Claudio Melani, che era il mio punto di riferimento qui in Maremma, mi aveva detto che la sua squadra di calcio con cui collaborava insieme a Barone era in difficoltà. E siccome anche io sono dirigente di una squadra di calcio e so che cosa vuol dire metterci dei soldi anche di nascosto alla moglie, pensai di collaborare in questo modo: 7.500 euro io, 4.000 Santo La Rocca». L'imprenditore (Ati Edilux - Pip di Arcille) parla delle vicenda che nell'agosto 2009 lo portò in carcere. «La percentuale di ribasso da me offerta fu pari a quella dell'aggiudicazione». «Quei 7.500 euro furono una donazione superspontanea», dice rispondendo al legale di parte civile Fabio Tiezzi (Comune). «Ma lei disse di sentirsi in obbligo: cosa voleva dire?». «Che era una sensazione, non una certezza». Contestazioni del pm rispetto all'interrogatorio: «Ma io ero in carcere, ero una persona mentalmente distrutta, dopo 20 giorni di isolamento». Accardo ha raccontato anche di essersi arrabbiato con la guardia di finanza che gli sequestrò un biglietto da visita dicendo «Eccolo!». «Ma lì c'erano 20-30 biglietti: ed era quello del Comune con il semplice nome del sindaco». (p.s.)
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