Attenzione
Altri due mesi di sofferenza
Francesca Gori
All'Eurovinil prorogata la cassa integrazione a rotazione
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GROSSETO. L'attaccamento dimostrato all'azienda dai dipendenti dell'Eurovinil è quello che in un periodo di crisi come questo tiene dritta la barra della società. I vertici sono cambiati e l'ingresso degli inglesi della Survitech non sembra aver scalfito i rapporti all'interno dell'impresa. La cassa integrazione, che va a avnti da tre mesi però, non è ancora finita. Si lavora a rotazione, nella grande fabbrica di via Genova, a due passi dalla Mabro, l'altra azienda dove la cassa integrazione (straordinaria, in quel caso) ha creato tensioni e malumori. È facile fare paragoni, anche quando i paragoni sono impossibili da fare. Quasi duecento dipendenti la prima, 250 la seconda. Entrambe lavorano nel settore chimico-tessile e entrambe hanno dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ma quello che alla Mabro è ancora lontano dall'essere risolto, all'Eurovinil, almeno per ora, non fa tremare i polsi ai dipendenti. La cassa integrazione continuerà ancora ma la società inglese ha deciso di diversificare la produzione e aggredire nuovi mercati. L'Oriente, insomma, si sta avvicinando. E ogni volta che qualche cliente chiede una fornitura, i dipendenti dalla cassa integrazione rientrano ed eseguono, senza bloccare la produzione. Un sistema questo, che ha fatto sentire un po' meno la crisi all'interno della fabbrica di via Genova. Prodotti nuovi, quindi. Come i giubbotti salvagente, le zattere gonfiabili e i tappeti per i vigili del fuoco. Prodotti che la Survitech ha presentato in Cina, dove pare che i clienti con gli occhi a mandorla non siano rimasti indifferenti. Certo, quello che ora si aspetta in via Genova, sono gli ordini, che ancora non si sono concretizzati. Ma la speranza nella ripresina all'Eurovinil c'è. «Ci sono buone previsioni - spiega Fabio Della Spora - ma nessuna garanzia certa. Quello che spiazza dell'Eurovinil è che ci troviamo di fronte ad un'azienda sui generis». Nella quale gli operai non fanno muro contro muro ma si mettono al tavolo e discutono. «È vero, certe volte c'è stato bisogno anche di qualche compromesso - aggiunge il segretario della Femca - che però è servito a mantenere l'occupazione». L'anno scorso l'Eurovinil ha trasformato una trentina di contratti a tempo indeterminato e ora si dovrebbe arrivare alla stabilizzazione di altri contratti part-time. «È anche vero che spesso ci sono stati presentati bilanci in rosso - aggiunge il sindacalista - ma che poi, alla fine dell'anno, la società ha sempre chiuso in pareggio». Un miracolo, di questi tempi. È vero però, che le preoccupazioni non mancano per i dipendenti che anziché lo stipendio, ogni mese riscuotono la cassa integrazione. Ma è anche vero che, a differenza di quello che è successo alla Mabro, la tredicesima loro l'hanno riscossa in tempo. Sotto l'albero di Natale non avranno messo la tranquillità assoluta che un mercato come quello di questi anni non può assicurare ad alcuno. Ma la certezza dello stipendio, almeno quella, ce l'hanno. Il nemico, anche in questo caso, è la concorrenza degli asiatici, che poco ci mettono a realizzare strutture come quelle che escono dalla fabbrica di via Genova. «Ma in questo caso la società - aggiunge Della Spora - ha già cominciato a presentare i suoi prodotti proprio là. Cercando di ritagliarsi una fetta di mercato e scongiurare la possibilità di produzioni proprio in quella parte del mondo». Con nuovi prodotti realizzati a Grosseto, che non può permettersi di perdere nemmeno un grammo di quel lavoro in un impianto che mantiene circa duecento famiglie maremmane.
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