Il Tirreno

Grosseto

«Strade gruviera: ecco la mia odissea»

Santostefanese racconta la storia di sua moglie, feritasi due volte nelle buche del paese: «Dal 2009 aspettiamo il risarcimento danni»

2 MINUTI DI LETTURA





 PORTO S. STEFANO. Su foglio protocollo, stampatello accurato, tono civilissimo: così ci è pervenuta la lettera del signor Rinaldo Di Fraia, a proposito delle richieste di risarcimento al Comune per cadute o incidenti nelle vie dell'Argentario. E così la pubblichiamo.  «Il nostro sindaco Arturo Cerulli - scrive Di Fraia - in un recente articolo pubblicato sul Tirreno riguardante gli infortuni accidentali subiti da cittadini in paese dichiara: "Sia chiaro non siamo una miniera d'oro ed è ora che la gente lo capisca". Io voglio dire la mia».  E racconta: «Mia moglie Rosa, il 15 febbraio 2009 si recava a fare la spesa in via XX Settembre (Porto S. Stefano): una macchina transitò a velocità elevata e per farle strada Rosa accidentalmente mise il piede sinistro tra due pietre di granito che pavimentano quella strada procurandosi una contusione alla caviglia. Mi chiedo sia giusto che vi sia traffico automobilistico nelle vie interne. Con qualche pomata e massaggio sembrò tornare a posto. Ma...»  Ma «la sera del 13 marzo 2009, alle 20,40, mentre rientrava con me, Rosa ricadeva con lo stesso piede in una delle tante buche vicino a un tombino di via Vivarelli, aggravando così la contusione precedente. Da notare che alcuni lampioni della strada erano al buio più nero. Il giorno dopo ci recammo in taxi al pronto soccorso dell'ospedale di Orbetello perché il piede le doleva tanto. Furono fatte le radiografie che confermarono la distorsione. Ci consigliarono di mettere un tutore che comprammo. Fu fatta regolare denuncia al Comune ma fino ad oggi brancoliamo nel buio più assoluto. Mi furono dati dei numeri telefonici dell'assicurazione Il Faro di Genova, persi un intero pomeriggio al telefono con esito negativo. Dall'altra parte solo musichette e intanto il cellulare si esauriva. Il giorno dopo feci un fax alla stessa agenzia. Aspetto ancora la risposta. Andai in Comune, gli addetti tentarono un contatto ma l'esito fu come il mio. In Comune ci tornai più di una volta, ne parlai anche col sindaco, ma il risultato non cambiò. In quel periodo mia moglie fece dei cicli di terapia al piede infortunato perché il dolore non passava. Scrissi anche una raccomandata al Comune ma dall'altra parte silenzio assoluto. Lo scorso anno mi fu detto: "Ci sentiamo dopo il 26 ottobre", aspetto sempre la telefonata. Io non voglio fare causa. Vorrei una risposta dal liquidatore, dell'agenzia Il Faro, o dal Comune. Tutte queste spese naturalmente sono state di tasca mia: forse il sindaco pensa che anche noi siamo miniere d'oro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa