Il Tirreno

Grosseto

Imputato per diffamazione, Bertocci si sospende

Alfredo Faetti
<b>DIMISSIONI.</b>Edoardo Bertocci
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DIMISSIONI.Edoardo Bertocci

Denunciato dalla Tioxide: «Lascio la guida dei Verdi per dimostrare che sui gessi ho ragione»

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 FOLLONICA. Inizia il processo contro la Tioxide e per questo lui lascia il partito. «Quando i piccoli lottano contro i grandi devono spendersi molto, ma è anche l'unico modo per impedire ai grandi di farla franca». Forte delle parole della giornalista Milena Gabbanelli, Edoardo Bertocci si è sospeso dal suo ruolo di segretario provinciale dei Verdi con l'avvio del processo per diffamazione dopo la denuncia della società americana.  Il nodo della discordia riguarda i gessi prodotti dall'impianto nel Casone di Scarlino e venduti come fertilizzante, sui quali Bertocci ha denunciato la presenza di cromo esovalente, una sostanza cancerogena. Un'uscita per la quale Tioxide lo ha portato, insieme a Elisabetta Menchetti del Forum ambientalista Toscana, davanti a un giudice. Lascia quindi la guida dei Verdi dopo due anni, in cui ha portato il partito all'interno delle maggioranza di Follonica, Scarlino e Gavorrano. Per il suo successore, occorre aspettare il congresso di gennaio. «Occorre dare un messaggio alle destre. In più, non volevo creare disagi al mio successore. Ho dato le dimissioni ma il partito me le ha respinte. Quindi mi sono autosospeso».  Questa decisione arriva con l'inizio del processo.  «Oggi (ieri ndc) le parti si sono costituite in sede civile. I Verdi non sono un movimento, ma un partito: le nostre non erano accuse strumentali ma solo richieste di chiarimenti. La società ha denunciato sia il partito, il quale continua ad avere i suoi dubbi a riguardo dei gessi, sia me come persona e devo tutelare la mia famiglia. Mi difenderò per provare che non c'è stata diffamazione».  Come procederà il processo?  «La settimana scorsa si sono chiuse le indagini e in sede penale possiamo presentare delle memorie entro 20 giorni. In sede civile la prossima udienza è a luglio. Noi nomineremo un Atp (accertamento tecnico preventivo) e in questo modo per la prima volta potremo entrare nell'impianto per esaminare acque, fumi e gessi».  Ecco, i gessi. Qual'è la situazione a riguardo?  «Nell'accordo del 2004 era previsto che entro il 2010 la produzione di questi sarebbe dovuta scendere al 5 per cento. Non è stato fatto niente. Anzi: c'è un nuovo protocollo d'intesa, firmato da Tioxide, Comune di Scarlino e Provincia, che prevede la presentazione di un progetto entro giugno per la sola diminuzione fino al 20 per cento. Per di più, è anche prevista la ricerca di nuove cave per i gessi rossi. Se verrà perseguita questa strada, come Verdi ci faremo promotori di comitati per il "No ai gessi" in tutti i Comuni che possono avere delle cave. Ad esempio Gavorrano».  Come vede questo momento delicato del Casone?  «Grave. Non viene discussa nessuna alternativa all'industria chimica pesante, che quando terminerà il proprio business nel territorio rischierà di cancellare molti posti di lavoro. Serve un tavolo politico con sindacati e associazioni di categoria per iniziare a parlare del futuro».  Il mondo politico come ha accolto la sua decisione?  «Ho avuto sostegno da tutti. Ho un solo rammarico: l'amministrazione di Scarlino, quando Tioxide mi ha denunciato, poteva organizzare un tavolo con me e la società per cercare una soluzione. Ma niente».

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