Il Tirreno

Grosseto

Edicole a rischio estinzione

Fiora Bonelli
<b>A RISCHIO</b> chiusura il chiosco di giornali di Lucio Ginanneschi
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A RISCHIO chiusura il chiosco di giornali di Lucio Ginanneschi

Sull'Amiata la liberalizzazione ne minaccia la sopravvivenza

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 CASTEL DEL PIANO. In Amiata non solo imprese artigianali e piccoli commercianti chiudono, ma adesso rischia grosso anche l'informazione a mezzo stampa a causa della liberalizzazione della rete di vendita dei giornali. Varie edicole sono a rischio chiusura, sebbene si speri di poterlo evitare. Una grave minaccia all'accesso all'informazione.  Che per la montagna sarebbe davvero l'ultima goccia di un vaso ormai ridotto ai minimi storici. Così la pensano anche i "giornalai" di Castel del Piano, che si preparano alla protesta nazionale del 27, 28 e 29 dicembre.  «Una tre giorni di chiusura - spiega Lucio Ginanneschi, edicolante del chiosco di giornali di piazza Garibaldi a Castel del Piano - per quella che chiamano "liberalizzazione" della vendita dei giornali, ma che tale non è e dico il motivo. L'informazione a mezzo stampa, infatti, non è un comune prodotto commerciale e non gode di una distribuzione libera da vincoli. La vendita dei quotidiani e dei periodici non è concorrenziale perché c'è parità assoluta nella diffusione di tutte le testate, con parità di prezzi e condizioni per tutti i consumatori di ogni territorio, anche quello meno appetibile economicamente. L'attività di vendita, poi, non è libera, ma fortemente vincolata, perché non siamo noi edicolanti a decidere quale prodotto vendere e a quale prezzo, ma ci deve essere assoluta parità di trattamento di tutte le testate e il diritto all'intera offerta editoriale».  «Sono state proprio le edicole - continua Ginanneschi - ad assicurare la paritaria diffusione su tutto il territorio dei quotidiani e dei periodici tutti con prezzi stabiliti ed identici ovunque».  Permette la vendita dei giornali dappertutto metterà in ginocchio e quindi costringerà a chiudere in particolare i chioschi dei giornali. «Per i rivenditori che magari trattano anche altri prodotti, tipo tabaccherie, oggettistica o altro, magari c'è qualche chance in più - spiega Ginanneschi - ma per chi tratta solo giornali è un problema serissimo. Sono sicuro che saranno diversi a chiudere i battenti».  Il problema grave che Ginanneschi indica è, però, alla fine il regime di monopolio sotto il quale saranno costretti i rivenditori: «Chi sopravvivrà - spiega Ginanneschi - sarà in mano non del mercato o del libero incontro domanda-offerta, ma dei distributori locali di quotidiani. Per cui saranno i circa 100 soggetti privati che operano di fatto in regime di monopolio nell'ambito territoriale di loro competenza se la redditività prodotta dalle edicole esistenti è funzionale ai loro interessi, così come l'apertura di nuove rivendite. E a loro sarà affidata la delicata funzione di valutare l'eventuale accesso delle testate editoriali alla rete dei quotidiani e dei periodici. Con queste premesse si rischia di concentrare la diffusione dell'informazione in capo a soggetti privati con un colpo alla democrazia del Paese».

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