Il Tirreno

Grosseto

Operazione Revenge. Un follonichese assolto dall’accusa di estorsione nei confronti di un artigiano

Traffico di cocaina, condannato a 6 anni

<strong>PM. </strong>Alessandro Leopizzi
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PM. Alessandro Leopizzi

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FOLLONICA. Ultima condanna (e ultime assoluzioni) al processo per l'operazione antidroga della guardia di finanza denominata "Revenge", incentrata nel periodo 2009-2010 sull'attività di spaccio della famiglia Di Buduo, in rapporti con elementi della malavita napoletana. Alcuni di loro si erano trasferiti in Maremma. All'epoca, furono 14 le ordinanze di custodia cautelare eseguite tra carcere e domiciliari.  Il collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri e Compagnucci) ha adesso condannato con il rito immediato Salvatore Marigliano, 41 anni, di Napoli, a 6 anni e 1 mese più 27mila euro di multa: lo ha dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto legalmente durante l'esecuzione della pena. E' stato riconosciuto colpevole dei rapporti tenuti con i Di Buduo per piazzare la cocaina e di averne ceduto 40 grammi a un conosciutissimo artigiano follonichese. Assolto invece dall'accusa di aver ceduto in due occasioni mezzo grammo di cocaina a 75 euro la dose a un altro follonichese (non ha commesso il fatto). E assolto anche dall'accusa di estorsione nei confronti del primo consumatore (il fatto non sussiste): questi sarebbe stato costretto a saldare una parte dei suoi debiti per cessioni di droga (ben 14mila euro) sotto la minaccia di gravi conseguenze personali. Per quest'ultimo episodio era imputato anche Arturo Pelliccia, 41 anni, marito di Simona Di Buduo: anche lui assolto, per insufficienza di prove. Pelliccia avrebbe scritto una lettera intimidatoria dal carcere di Porto Azzurro (vi è tutt'ora detenuto). Ma la difesa - Roberto Baccheschi - ha sottolineato che il nome di Pelliccia era stato utilizzato da altre persone che, sfruttando i timori dei debitori della famiglia Di Buduo verso questo pregiudicato, si erano approfittati del vincolo di parentela. Anche in alcune telefonate intercettate dalle fiamme gialle risultava che alcune persone si erano spacciate per Pelliccia, addirittura anche quando questi era in cella. La lettera non è mai stata sequestrata perché il destinatario l'aveva strappata; questi aveva dichiarato che riportava il timbro del carcere di Porto Azzurro. Ma la difesa ha ricordato che tale timbro non esiste; come non esiste nemmeno la compartecipazione agli episodi di spaccio di droga della famiglia Di Buduo contestati dal pm Leopizzi perché indizi in tal senso emergevano da alcune telefonate tra la moglie e vari interlocutori.  Marigliano (difesa Michele Mensi) è stato prosciolto anche da un'altra accusa di estorsione nei confronti di un altro consumatore indebitato sia per droga sia per prestazioni sessuali: addirittura minacciato di morte, se non avesse saldato, dopo che gli erano stati presi il computer e la carta d'identità. P.S.

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