Il Tirreno

Grosseto

«Carobbio al servizio degli zingari» Coinvolti altri tre ex

Pierluigi Sposato
<b>MISURA CAUTELARE.</b> Il mediano Filippo Carobbio
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MISURA CAUTELARE. Il mediano Filippo Carobbio

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 GROSSETO. C'è Filippo Carobbio, destinatario di una misura cautelare, ma ci sono anche Kewullay Conteh, Josè Inacio Joelson e Paolo Acerbis, indagati a piede libero. C'è una fetta importante del Grosseto 2009-2010 nel mirino della seconda tranche del Calcioscommesse. Uno choc per quelle quattro partite oggetto di intercettazioni, accertamenti, riscontri incrociati, verifiche dei soggiorni in alberghi. Quattro partite (Grosseto-Mantova 1-1 del 15 marzo 2010, Ancona-Grosseto 1-1, 30 aprile 2010, Grosseto-Reggina 2-2, 23 maggio 2010, Empoli-Grosseto 2-2, 30 maggio 2010) per le quali Pippo Carobbio avrebbe tramato per alterare il risultato. Con il concorso del calciatore Carlo Gervasoni e dello slavo Almir Gegic, detto "lo zingaro". Secondo la Procura di Cremona, Carobbio «si poneva a disposizione del gruppo degli zingari ai fini della manipolazione delle partite del Grosseto, influendo o tentando di influire in cambio di denaro». Elementi giunti dalle acquisizioni che la polizia ha effettuato in Croazia.  Il rigore. Il caso più eclatante è Grosseto-Reggina, con il rigore di Consonni al 94' che aveva fatto sballare tutto. Alija Ribic, altro slavo, e Gegic avrebbero «concordato con Carobbio, Conteh, Joelson e Acerbis, un compenso in denaro di 100mila euro affinché la loro squadra perdesse contro la Reggina con 2 gol di differenza. L'accordo illecito prevedeva in particolare che venissero realizzati almeno 3 gol e che il Grosseto non ne subisse nei primi 15 minuti. La partita finiva però 2-2 e i giocatori del Grosseto venivano obbligati a restituire il denaro ricevuto e ad assumere l'impegno di alterare il risultato della partita con l'Empoli».  L'ascolto. Dice Carobbio intercettato dopo la partita alle 18,42: «Però è incredibile, era a posto. Eravamo perfetti». Gegic: «Porca miseria, boh. Oh siamo veramente sfigati, eh?». Carobbio: «È incredibile! Era tutto perfetto, si era fatto un miracolo perché è stata dura, perché quegli altri non superavano la metà campo».  Il portiere ha fame. È una frase intercettata il 22 maggio: «Il portiere ha fame e vuole 3-4 pezzi». Chi ha fame è Acerbis, secondo gli investigatori, e gli scommettitori si mettono d'accordo per quattro "kulen", un vocabolo che identifica un salsiccione in Slavonia che alluderebbe a una certa somma di denaro.  Il coinvolgimento. Il giorno della partita 25 sms tra Gegic e Carobbio. L'accordo con Eng Tan Seet, di Singapore, prevede 3 gol: «Sul 2-0 per la Reggina i sodali esultano - si legge nell'ordinanza - Ancora di più quando, entrato Joelson numero 8 (detto Spica, cioè punta), segna il gol del Grosseto che consente l'over. Gegic gioisce. Il dramma si verifica al 90' quando viene concesso un rigore al Grosseto, definito "una catastrofe". Il Grosseto segna nel disappunto degli zingari che ritenevano di aver già acquisito il risultato. Ribic si chiede come mai il rigore non l'abbia tirato il numero 8. Gli viene risposto che lui l'avrebbe voluto tirare ma l'allenatore aveva deciso altrimenti. «Alle 17,03 Ribic riflette con Gegic che loro hanno preso la metà mentre i giocatori corrotti hanno perso tutto e dovranno restituire i soldi». Si parla poi di un negro identificato come Conteh.  La rivincita. Una settimana dopo c'è Empoli-Grosseto. L'accordo, di cui Carobbio sarebbe stato probabilmente il terminale, prevedeva che il Grosseto perdesse in cambio di 60mila euro, «restituendo così il favore per la partita contro la Reggina». Anche questa partita era però finita diversamente (2-2).  Ad Ancona. "Pippo" (Carobbio) e "Nero" (Joelson) avrebbero ricevuto «10mila euro in più perché provochino rigori e tirino». In più perché anche l'Ancona sarebbe stata d'accordo per l'1-1. ALTRO SERVIZIO A PAG. 6 e 7

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