La manifestazione
Crolla il ponte, via cava off limits
Antonello Carrucoli
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IMPRATICABILE Il guado del Meleta orfano del ponticello daccesso alla via cava Disavventura di un gruppo di turisti veneti in visita a Pitigliano
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PITIGLIANO. La via cava di Fratenuti è senz'altro una delle tagliate etrusche più suggestive del territorio, ma raggiungerla e visitarla può risultare non facile. Dal grande cartello che indica la via cava, occorrerebbero poche centinaia di metri per raggiungere l'ingresso, ma di mezzo c'è il corso d'acqua del Meleta che ha sempre una buona portata d'acqua, e guadarlo non è agevole. E, allora, c'è chi comincia a gettare piccoli massi nell'acqua in modo da fare dei punti d'appoggio e poi guadare; c'è chi con dei bastoni saggia la profondità dell'acqua; c'è chi con un certo sgomento inizia a gironzolare lungo l'argine per poi desistere dall'impresa. L'alternativa - ma quanti la conoscono? - è quella di andare verso le "quattro strade", girare a destra verso la strada del Meletello e dopo 1 chilometro prendere la via cava dalla parte alta. Negli anni passati per ovviare a questo problema erano stati costruiti due ponti in legno, entrambi andati alla malora alle prime piene del piccolo fiume. Ciò che è accaduto domenica a un gruppo di turisti veneti rende l'idea della situazione. A raccontarlo è l'economista turistico Velio Piccolo. «Domenica - spiega Piccolo - ho incontrato in piazza un vecchio amico, guida turistica, che lavorava a Venezia con me presso il Tour Operator che dirigevo. Dopo aver visitato Sorano e prima di giungere a Pitigliano con un piccolo gruppo di persone provenienti dal Veneto, aveva pensato di attraversare il fiume Meleta per una breve visita alla via cava che inizia poco oltre. Prima sorpresa: non c'è più quel bel ponte di legno che pure aveva attraversato due anni fa per una precedente visita». Ma non finisce qui. «Giunto in piazza Garibaldi - prosegue nel suo racconto Velio Piccolo - la guida turistica trova chiuso l'ufficio informazioni dove era solita reperire la mappa di Pitigliano come apprezzato souvenir per i suoi gruppi. Una informazione comunque la riceve in un bar: non è possibile visitare nemmeno il parco Alberto Manzi». «Ora al di là della iella della guida turistica - conclude Piccolo - qualche riflessione in proposito sorge spontanea, a cominciare da quel ponticello che negli ultimi anni è stato spazzato via ben due volte dalla normale piena del Meleta, essendo costruito poco più sopra del livello delle acque. Pare che la mancata terza ricostruzione sia dovuta alla mancanza di fondi. Strano però che si spendano i soldi per produrre e distribuire un inutile diario ai pochi neonati. E che dire di quel paio di decine di migliaia di euro che ci si appresta a spendere per i fuochi d'artificio e la distribuzione di spumante e panettone per la fine d'anno? Se valessero considerazioni di buon senso legate alla situazione critica attuale e prevalesse il concetto di priorità delle spese utili, si potrebbero, a mio avviso, reperire i fondi sufficienti a coprire i costi sia per la costruzione di un ponticello che per garantire lo stipendio dell'impiegata e i materiali necessari a far funzionare l'Ufficio informazioni almeno per il prossimo anno».
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