Il Tirreno

Grosseto

Luca si è arreso dopo quattro giorni

Gabriele Baldanzi
<b>LUCA VIVO. </b>A sinistra mentre canta; qui sopra con due amici
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LUCA VIVO. A sinistra mentre canta; qui sopra con due amici

Ucciso da un'embolia il caporale del Savoia coinvolto lunedì in un incidente

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 GROSSETO. Grave lutto per la caserma "Emanuele Beraudo di Pralormo" e per le comunità di Sassofortino e Roccatederighi. Non ce l'ha fatta Luca Vivi, il caporale del Savoia Cavalleria che lunedì sera era rimasto gravemente ferito in un incidente sul rettilineo del Madonnino. Ieri mattina, proprio quando il quadro clinico sembrava migliorato e imminente il risveglio dal coma farmocologico (si era parlato di estubarlo), Luca è scivolato - senza accorgersene - in una morte cerebrale. Sui motivi i medici non si sbilanciano. Probabilmente si è trattato di un'embolia polmonare, conseguenza dei molteplici traumi che il giovane aveva riportato e della successiva prolungata immobilità. Ma il magistrato ha comunque disposto una ricognizione della salma.  Non ci sono parole per raccontare il dramma che hanno vissuto i familiari, la fidanzata Elena, gli amici, i commilitoni e i superiori del Reggimento Savoia Cavalleria appena appresa la notizia. Ormai tutti pensavano già al dopo, alle operazioni per rimettere Luca in piedi, alla riabilitazione, ai sacrifici che il giovane avrebbe dovuto sopportare per tornare a camminare. Ma c'era speranza. Si aspettava che venisse sciolta la prognosi. Si faceva leva sulla gioventù, sullo stato di salute complessivo, molto buono, del ragazzo, sul fatto che non aveva riportato lesioni ad organi vitali. Invece... I genitori, Gastone e Daniela, venendo incontro alle volontà accennate da Luca, hanno firmato per l'espianto degli organi. Questa morte ridarà speranza ad altre persone. Una piccola consolazione.  L'incidente, fatale per Vivi, era accaduto sulla provinciale del Madonnino, a un paio di km dal bivio per Roccastrada. Vivi, che era al volante di una Peugeot 207 e procedeva in direzione di Sassofortino, dove risiede la famiglia, si era scontrato con un fuoristrada condotto da M.B, 76 anni, autotrasportatore in pensione, di ritorno a Grosseto dopo una giornata trascorsa nel suo paese, Torniella. Quest'ultimo si trova ancora ricoverato in ospedale (ad Orbetello) per fratture a un'anca e alle costole.  Dal momento dell'incidente Vivi non ha mai ripreso conoscenza. Aveva riportato fratture multiple alle gambe e un trauma toracico. Nella notte tra lunedì e martedì era stato sottoposto a un primo intervento chirurgico per ridurre le emorragie in corso. L'impatto era stato quasi frontale. Inspiegabile. In quel punto il rettilineo invita alla velocità, ma sia Vivi che l'altro conducente pare che fossero nei limiti imposti dal codice della strada. Era buio. Asfalto bagnato. Il giovane militare, secondo la ricostruzione effettuata dalla Stradale, avrebbe sconfinato nell'altra corsia centrando il fuoristrada. Forse per scansare un improvviso ostacolo (un animale?). Vivi era rimasto intrappolato nelle lamiere della Peugeot e, ai primi soccorritori, era apparso molto grave.  I bollettini medici degli ultimi giorni inducevano all'ottimismo e questo ha reso ancora più doloroso accettare la scomparsa di Luca. Tra i primi ad incontrare i familiari il colonnello Giovanni Cafforio, comandante del Savoia Cavalleria, dove dovrebbe essere allestita la camera ardente. Domani la sepoltura a Roccatederighi.  

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