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Grosseto

La sentenza accolta con disappunto dalle parti civili

Acquirenti nauseati e arrabbiati «Trentadue famiglie senza casa»

<b>OGGI</b> Cos&igrave; il complesso immobiliare
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OGGI Così il complesso immobiliare

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 GROSSETO. Arrabbiati, delusi, scoraggiati, sarcastici, nauseati. Campionario di sentimenti e atteggiamenti tra i promittenti acquirenti de Il Castiglione dopo la sentenza: «Abbiamo perso tutto».  Non sono proprietari e non sono sicuri nemmeno che il proprietario del complesso abbia ancora tutto. «Qui ci sono 32 famiglie ancora senza casa - fanno notare alcuni di loro, appena letta la sentenza - Siamo nauseati: è fuori dal mondo che qui non ci sia alcun colpevole». Tutta colpa del sequestro, dicono, arrivato troppo presto: «Magari fossimo stati già proprietari all'epoca!». Anni trascorsi in attesa del pronunciamento dei giudici (la causa civile è ancora in piedi): «Vorremmo sapere chi ci ripaga di questi cinque anni trascorsi dal sequestro, delle spese che abbiamo sostenuto per l'avvocato». E non è finita: «Sicuramente la banca ricomincerà a chiedere il pagamento dei ratei di prefinanziamento: da 20 mila euro ma anche da 60 mila euro. Insomma, anche la beffa».  Con la prospettiva della piena proprietà assolutamente incerta. «Ah, la sa questa? Abbiamo anche pagato la multa alla Agenzia delle entrate perché i preliminari non erano stati registrati! E sono stati 600-700 euro. Abbiamo pagato l'accatastamento in A2 e gli allacciamenti dell'Enel. E adesso?».  Ci sono poi da valutare le condizioni in cui Il Castiglione è adesso, a 4 anni e mezzo dal sequestro: «Glielo diciamo noi in che condizioni sono le case: sono devastate. C'era anche chi ci ha abitato abusivamente per qualche tempo. No, adesso non ci sono più. Ma quello che c'era da portare via, come caldaie e attrezzature di vario genere, se lo sono portato. Siamo riusciti a salvare qualcosa ma non molto. Meno male che qualcuno di noi è riuscito a fermare le ordinazioni delle cucine e del mobilio, quelle su misura. Ma è ben poca soddisfazione. I cartelli e i nastri dei sigilli non ci sono più: qualcuno li ha strappati e nessuno ha provveduto a rimetterli. Ma se noi mettiamo piede lì dentro siamo passibili di denuncia».  Amare le considerazioni di Pier Francesco Angelini, difensore di un gruppo di dodici promittenti acquirenti costituitesi parte civile: «Rispetto la sentenza ma prendo atto che è stato sconfitto il teorema dell'accusa. È una débacle. Per 5 anni queste famiglie hanno patito e purtroppo patiranno ancora. Prima hanno cercato di dissuadere la Procura, poi giocoforza si sono dovuti appoggiare alla Procura. E la prescrizione incalza». P.S.

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