Il Tirreno

Grosseto

Cinghiale ucciso in mare: denunciati

<b>CACCIA SELVAGGIA.</b> Uccidono un cinghiale sparando da una barca
◗
CACCIA SELVAGGIA. Uccidono un cinghiale sparando da una barca

Due cacciatori nei guai, gli ambientalisti si costituiscono parte civile

3 MINUTI DI LETTURA





 PORTO ERCOLE. Sono cacciatori dell'Argentario, due dei tanti che popolano la Maremma. A differenza degli altri, però, hanno esagerato, inseguendo con una barca quel cinghiale che disperato ha provato la fuga a nuoto, per poi sparargli a bruciapelo. Ora dovranno pagare una multa, ma gli animalisti non ci stanno.  Sono stati loro a denunciare l'accaduto non solo ai carabinieri, ma a tutta la comunità web, pubblicando le foto dell'efferato inseguimento sia su Facebook che sul sito della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). È stato un caso che proprio nello stesso giorno tre membri dell'associazione ornitologica si trovassero sulla collina di Porto Ercole. Il cinghiale è spuntato dal bosco per tuffarsi in mare, provando a sfuggire ai suoi inseguitori.  Una mossa disperata, ma non sufficiente, perché i due cacciatori hanno telefonato ad un terzo uomo che li ha raggiunti con la propria barca per poi riportarli alle calcagna dell'animale. Infine lo hanno finito con un colpo da pochi centimetri mentre stava nuotando. Tutto questo è stato immortalato con 25 scatti dei membri della Lipu, che hanno consegnato il materiale ai carabinieri di Civitavecchia sporgendo denuncia. Il fascicolo è arrivato, per competenza, anche ai colleghi di Porto Ercole che ieri sono riusciti ad individuare i due uomini. Sono cinghialai dell'Argentario, con il porto d'armi in regola e membri, a quanto pare, di una squadra. Il reato ipotizzato è attività di caccia a bordo di un natante, rigidamente vietata dalla legge. Un reato, come qualsiasi altro nel campo venatorio, punibile con una contravvenzione (di circa 2mila euro). Insieme con la probabile sospensione del porto d'armi. Ma per arrivare a questi provvedimenti occorre aspettare l'iter giuridico, che può portare a ben diverse conclusioni (compresa la prescrizione). Oltretutto, se i due sceglieranno l'oblazione, ossia il pagamento di un terzo della pena, non accadrà nulla. Insomma, se la Questura non interverrà sul porto d'armi, i due potranno tornare a sparare sin dal prossimo giorno di apertura della caccia.  Da definire, invece, la posizione del terzo uomo, quello che guidava la barca: c'è da capire se la sua presenza era casuale, richiesta o comunque intervenuta al momento, oppure parte integrante del gruppo. Una soddisfazione a metà per la Lipu. Da una parte, infatti, il presidente dell'associazione Fulvio Mamone Capria si augura che questa vicenda possa fare «da monito nei confronti di coloro che esercitano la caccia in maniera illegale», auspicando «che anche le stesse associazioni venatorie lancino dei segnali affinché si contrasti il malcostume venatorio». Dall'altra, però, c'è bisogno, secondo lui, di dare una svolta. «Pensiamo che occorra modificare, aggravandole, le sanzioni per chi commette violazioni penali alla legge e ribadiamo che ci presenteremo parte civile nel procedimento penale che si avvierà a carico dei cacciatori». Alfredo Faetti altro servizio a pagina 14

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa