Proteste
Brucia capannone, danni e paura
Claudia Della Verde
A fuoco deposito del Commissario per la Laguna: il rogo è doloso
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ORBETELLO. È rimasto poco più di uno scheletro nero, stagliato sul cielo plumbeo di ieri, un'enorme gabbia quasi del tutto carbonizzata. Niente a che vedere con quello che si era presentato ai vigili del fuoco solo qualche ora prima, quando il capannone di stoccaggio delle alghe della laguna di Orbetello era un'unica torcia di fiamme. Il capannone, di proprietà del Commissariato governativo per il risanamento della laguna, si trova sulla strada vicinale di Patanella, nel tratto Campolungo-Stagnone. L'incendio si è sviluppato con tutta probabilità nella notte. A lanciare l'allarme, ieri mattina verso le 5.10, è stato un cacciatore che era in zona. Subito è arrivata una squadra del distaccamento dei vigili del fuoco di Orbetello che, con cinque uomini e due automezzi, ha cominciato a domare le fiamme. Le operazioni sono durate fino alle 8 del mattino. Alla fine la struttura, di circa 600 metri quadrati, è risultata danneggiata per tre quarti: crollato il tetto in vetroresina e contorti i pilastri di supporto della struttura metallica. Fortunatamente il deposito era chiuso: le attività di raccolta delle alghe, infatti, iniziano nella tarda primavera e finiscono ad ottobre. L'intervento dei pompieri ha inoltre evitato che l'incendio si estendesse al vicino deposito di liquido infiammabile e a un camion che si trovava all'interno della struttura. Domate le fiamme, a quel punto è iniziato un nuovo, altrettanto delicato lavoro, svolto dal comando della polizia municipale del capoluogo lagunare. Il rogo, infatti, sarebbe di origine dolosa e sarebbe stato appiccato alcune ore prima dell'allarme da un innesco non immediato. «Non abbiamo trovato tracce di benzina, né ci sono segni di esplosione», spiega il comandante della Municipale, Francesco Bettazzi. Un'ipotesi che era circolata in mattinata faceva partire l'incendio da alcuni bidoni di olio esausti appoggiati all'interno del capannone, ma il comando dei vigili del fuoco l'ha poi esclusa. Ad avvalorare la tesi del dolo sono i materiali con cui è costruito il capannone: «strutture solide che senza accelerazione non prenderebbero fuoco», spiega il tecnico di guardia di Grosseto. Fortunatamente non sono stati rinvenuti materiali inquinanti nel suolo. Il deposito è stato dunque posto sotto sequestro per i dovuti accertamenti. Di certo si sa che i danni, secondo una prima stima del commissario, Rolando di Vincenzo, ammonterebbero a qualche decina di migliaia di euro. «Non crediamo a nessun tipo di ostruzionismo, ma siamo certi della dolosità del fatto - spiega Di Vincenzo -. Il deposito esiste dal 1994, è gestito, per il periodo di attività, da un'associazione di imprese locali. E non ho mai avuto sentore che qualcuno potesse commettere un gesto del genere». Di Vincenzo, che ieri era fuori regione e non ha potuto fare un sopralluogo alla struttura, formalizzerà oggi la denuncia contro ignoti alla Procura. «Chi commette questi gesti è gente labile di mente, squilibrata», spiega. Ma tranquillizza: «In una decina di giorni dovrebbe essere tutto risanato. Non dovrebbe essere nulla di significativo, quello che mi preoccupa è lo stato di certe persone». E anche il danno economico per la collettività.
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