Gioco
Vestaglie azzurre di nuovo in piazza
Francesca Gori
Manifestazione questa mattina in città, si spacca il fronte dei lavoratori
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GROSSETO. Di nuovo con le braccia incrociate. E oggi, un'altra volta in piazza. Le vestaglie azzurre, ieri, sono arrivate al muro contro muro. Non solo con la proprietà di Abbigliamento Grosseto, ma anche fra le stesse file delle lavoratrici: una parte di loro, a questa mobilitazione, ha detto no. La spaccatura c'è. Probabilmente non sarà insanabile, ma è qualcosa che stride all'interno del capannone di via Senese, dove ieri mattina si è svolta l'assemblea decisiva. Quella che è servita per proclamare lo sciopero, quella dalla quale è scaturita l'idea di portare di nuovo in piazza i problemi dell'azienda. Quelli di liquidità, soprattutto, negata dalle banche e difficile da racimolare soltanto attraverso i pagamenti dei clienti, che ha fatto saltare, per ora, il pagamento delle tredicesime. Novanta dipendenti su 120, quelli della produzione, del comparto decisivo per l'industria tessile di via Senese, ieri mattina hanno avallato la decisione di parte delle rsu. I tre rappresentanti della Cgil e uno solo della Cisl hanno proposto lo sciopero. E la mobilitazione è diventata quella di una novantina di vestaglie azzurre. In ballo c'è il pagamento della tredicesima, alla quale non vogliono rinunciare e che slitterà probabilmente al mese prossimo. Ma c'è anche la questione delle ferie, quelle per le feste di Natale, sulle quali la direzione di Abbigliamento Grosseto non cede: il 10 gennaio le collezioni per Pitti Uomo devono essere finite, come i capi da consegnare a Louis Vuitton. I lavoratori, quindi, domani, non saranno tutti insieme alla manifestazione che partirà dalla fabbrica alle 8.30 per arrivare in piazza Dante, dove le vestaglie azzurre spiegheranno le loro ragioni alla città. Ragioni che riguardano non solo il ritardo del pagamento delle tredicesime. «Ma una mancanza di prospettiva in generale - dicono i lavoratori che hanno aderito allo sciopero - una mancanza di coordinamento». E soprattutto di soldi. «Per pagare le nostre tredicesime - aggiunge Nadia Perino, rsu Cgil - sarebbero bastati poco più di ventimila euro, forse. Il problema si ripropone ogni dieci del mese, quando devono essere fatte le buste paga. Sembriamo a chiedere l'elemosina, così si va poco avanti». È passato un anno esatto. Uno sciopero deciso in assemblea, lo scorso anno, a metà dicembre bloccò l'azienda. Dodici mesi fa, la gestione era nelle mani di Marco Milanesio, liquidatore di Royal Tuscany, che cercò di evitare le braccia incrociate dai dipendenti. Quest'anno, dopo il cambio di guardia alla guida della fabbrica di via Senese, di cose ne sono cambiate: c'è un imprenditore, c'è un progetto. Ma mancano i soldi. E c'è anche, questa volta, una frattura tra i lavoratori. Nel pomeriggio, chi si era sfilato dallo sciopero, ha voluto dire la sua, affidando poche frasi a un comunicato. «Abbiamo deciso di non aderire - spiegano - perché riteniamo che in questo momento, tutto questo sia dannoso e compromettente per il futuro del nostro posto di lavoro». Una motivazione, questa, che certo non sminuisce l'azione degli altri dipendenti, quelli che oggi scenderanno in piazza. «È vero, ormai da troppo tempo siamo in una situazione di grande difficoltà, tra stipendi ridotti dalla cassa integrazione e il caro vita in aumento, ma riteniamo che non sia questo il momento di perdere posti di lavoro». Chi resterà al lavoro, questa mattina, dello sciopero e della manifestazione si è fatto un'idea diversa. «Non capiamo queste iniziative - proseguono - che ci sembrano più posizioni prese per dar contro all'azienda che a tutelare i diritti delle lavoratrici». Il messaggio arriva diretto ai tre rappresentanti della Cgil e a quello della Cisl che hanno organizzato, con la maggioranza dei lavoratori della catena, lo sciopero. A loro, quindi, è rivolta la domanda che chiude la nota: «Se Abbigliamento Grosseto dovesse chiudere, che prospettive ci sarebbero per noi?». Una domanda alla quale è difficile, oggi, dare risposte.
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