Il Tirreno

Grosseto

Sabato il congresso del Pdl, Luca Agresti si ricandida alla segreteria provinciale

«Nuove regole per ripartire»

<strong>PDL.</strong> Luca Agresti segretario uscente e candidato alla nuova segreteria
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PDL. Luca Agresti segretario uscente e candidato alla nuova segreteria

Non più voti "pesanti", ma uno a testa: «Più vicini ai territori»

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GROSSETO. Sabato si svolgerà al Granduca il congresso provinciale del Pdl, dove il coordinatore uscente Luca Agresti si ripresenta come unico candidato alla leadership. Ieri lo abbiamo intervistato, per approfondire i temi salienti della stagione politica che sta vivendo il partito di Berlusconi, ad ogni livello. Del resto in provincia di Grosseto il Pdl ha vissuto questi primi 3 anni tra speranze e delusioni, contrasti e occasioni di partecipazione. Spesso non sfruttate a pieno. Come si riparte? «Il Pdl - dice -, ma più in generale la politica, vive un momento di difficoltà, di trapasso. Un momento che - gli ottimisti come me - declinano in un'occasione, un'opportunità di ripartenza». «Un momento che - gli ottimisti come me - declinano in un'occasione, un'opportunità di ripartenza. Abbiamo fallito il tentativo di riprendere Grosseto, abbiamo perso Castiglione e Orbetello. Berlusconi non è più il capo del Governo a conclusione di un percorso di crisi che è crisi di un continente. Abbiamo un nuovo leader, Alfano. Il congresso ci offre l'occasione per fare chiarezza su chi siamo, dove stiamo andando, cosa ci manca, gli errori, i passaggi che ci attendono, le sfide, nuove, che si profilano».  La politica e i suoi protagonisti sono in una fase fluida. «Sì, vediamo avversari che perdono pezzi, che cercano improbabili alleanze, nuove strade. Sento amici che chiedono un progetto diverso, un partito con nuove regole. Siamo all'anno zero. Avevo 20 anni nel 1994 quando Berlusconi, Bossi e Fini fecero il primo governo, 22 quando Antichi conquistò il municipio. Posso dire, come molti amici che mi sostengono, di aver visto e vissuto il bello e il brutto di certe stagioni. Di questi anni dobbiamo oggi prendere il meglio».  E la situazione locale? «Sono convinto che, a partire da Grosseto, il Pdl sia in grado di mettere a punto un nuovo progetto, un nuovo inizio. E' vero, molti che hanno creduto inizialmente nel Pdl adesso fanno più fatica. Eppure ritengo ancora che qui il Pdl possa ritornare ad essere un punto di riferimento per giovani, meno giovani, donne, lavoratori, imprenditori. Bisogna parlare di nuovo il linguaggio della speranza e della concretezza, delle proposte chiare e dei bisogni; andare oltre i recinti delle correnti, passare dalla teoria alla pratica. Penso a quel radicamento, al movimentismo che avevano i partiti fondatori del Pdl, a un reale coinvolgimento dei circoli nelle scelte, nella partecipazione, nella costruzione del consenso».  Il capitolo alleanze è delicato. A partire da Fli. «Il ragionamento sulle future alleanze sarà un aspetto del dibattito. La Maremma non è il Nord Italia. Qui la Lega non basta. Nelle grandi difficoltà che stiamo attraversando, il Pdl, partito popolare, ritengo debba affrontare il discorso delle alleanze in una prospettiva creativa e di respiro, articolando il dibattito sulle comunanze, sulle oggettività. Anche sotto il profilo degli accordi politici con altre forze e movimenti c'è bisogno di una nuova sensibilità».  Perché ha scelto di ricandidarsi alla guida del Pdl? «Ho deciso di ri-candidarmi a coordinatore perché in questi giorni in tanti mi hanno sollecitato a farlo. Il Pdl grossetano 2.0 voglio che riparta da un patto d'onore tra i dirigenti, un patto con gli iscritti e gli elettori. Chi sta nel Pdl, in questa fase, non può che farlo senza equivoci o ambiguità. Il senso di appartenenza dovrà essere il fondamento di ogni nostra battaglia. L'attività politica, quella che si declina in consenso, passa da azioni concrete, dal lavoro, dall'impegno quotidiano e dall'esempio. In conclusione vorrei un Pdl, in provincia di Grosseto, nel quale il coordinatore e il coordinamento provinciale, al pari dei coordinamenti comunali, si prendano cura delle richieste dei territori, siano rappresentativi. In cui si collabora, si discute, si propone e ci si mette la faccia. Tutti».  Un successo è già stato ottenuto: meno verticismo a partire dal congresso. «Sì, i congressi si baseranno sul principio di "una testa un voto". Cioè tutti gli iscritti peseranno allo stesso modo, indipendentemente dalle cariche ricoperte. Un piccolo successo per chi, come me, ha sempre creduto nella democrazia di partito».

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