Attenzione
Amici Miei. Partito il processo allex sindaco Pesucci sui presunti illeciti a Campagnatico
«Nessuno si stupiva delle tangenti»
Pierluigi Sposato
◗
FIAMME GIALLE La conferenza stampa di Amici Miei nel 2009 Intercettazioni e riscontri patrimoniali: l'accusa all'attacco
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «In un'intercettazione ambientale da Racioppi si parlava di tangenti e ci sorprese che nessuno ne rimanesse sconvolto. Lui parlava alla presenza di altri dipendenti del Comune e di un professionista. Pesucci non c'era ma dicevano che, se si prendono le tangenti, queste si prendono di là. E di là, rispetto a quella stanza, c'era Barone». Questo è il "sistema Campagnatico" secondo la Procura, così come raccontato da Alessandro De Meo, capitano della guardia di finanza. Primo testimone del processo finalmente avviato contro l'ex sindaco e vicesindaco Elismo Pesucci, colpito da infarto nei mesi scorsi ma ieri presente in Tribunale. Da una parte Stefano Pizza, che punta a dimostrare il ruolo di Pesucci come sovrano assoluto, nel bene e soprattutto nel male, dall'altra Bruno Leporatti, impegnato a smontare l'immagine di Pesucci «brutto, sporco e cattivo» - come da lui stesso definito in uno dei passaggi dell'interrogatorio dell'ufficiale. Si è parlato tanto di Pesucci. Ma soprattutto di quanto girava intorno a Pesucci. "Amici miei", questo il nome dell'inchiesta partita con una segnalazione (da parte di una ditta esclusa) su un sistema di tangenti che avrebbero coinvolto tre funzionari comunali. Cinque mesi di "ascolti" (ma Pesucci non era stato intercettato) che avevano progressivamente allargato il raggio fino a far diventare di dimensioni enormi il caso, deflagrato il 24 gennaio 2008 (e poi nell'estate 2009). Intercettazioni che indirettamente chiamavano in causa Pesucci: «Solo Elismo può intervenire su Barone», cioè sul dirigente dei lavori pubblici (incaricato dalla Procura, inconsapevole di coinvolgimenti, di una perizia a proposito dell'ex deposito Rama), avrebbe detto Lorenzo Serafini. Un intervento che avrebbe potuto ammorbidire la perizia. Da queste parole e da altri elementi la Procura aveva dedotto che Pesucci era il deus ex machina e che non si sarebbe mossa foglia senza che il sindaco o vicesindaco o comunque dirigente (questi i vari ruoli coperti da Pesucci) lo avesse voluto. E poi i sospetti si erano appuntati sui beni di Pesucci: la movimentazione di una cassetta di sicurezza, una donazione a suo favore da parte della coop Nuova Arcille (cantiere per 20 abitazioni in un terreno adiacente all'abitazione di Pesucci), una compravendita con una presunta sproporzione da 10mila euro. Il capitano ricorda meglio di un computer. Estrae dalla sua memoria e recupera prontamente negli atti dell'inchiesta le circostanze su cui viene stimolato dal pm: la verifica sulla ditta dell'impresario Anvi Cela, i rapporto di questi con Rossana Montalbano moglie di Emanuele Barone e con il figlio Alessandro, i lavori eseguti da Cela in casa di Pesucci (85mila euro in cambio di un terreno), gli appalti del Pip di Arcille e del centro storico di Campagnatico, quelli da 30mila euro di Pesucci a Palazzesi con i soldi che non sarebbero stati mai chiesti se non dopo l'intervento della guardia di finanza, quelli da 1 milione di euro affidati dal Comune alla Perna srl, le consulenze chieste dalla Procura a due architetti, il numero ritenuto notevole degli affidamenti diretti da parte del Comune, la difficoltà nel reperire i documenti chiesti a Barone. Poi l'interesse torna dritto sugli appalti Edilux ed Eurocostruzioni, sui ribassi sospetti (14,20 contro 15,59% e 10,510 contro 14,38%) a chiusura ufficiale delle aste, sulle modifiche nei fogli excel. «Nelle buste c'erano tracce dei fogli rimasti incollati: ma sui documenti agli atti tali tracce non c'erano». Riflettori accesi anche sul progetto da 1.170 mila euro per il centro storico finanziato dal ministero dell'ambiente ma poi cambiato in quello del multipiano con la piazza «su indicazioni di Pesucci e Barone». «Quelli si sono mangiati il Comune», dissero in carcere gli imprenditori Vito Accardo e Salvatore La Rocca, intercettati, ammettendo di aver pagato Barone. Già, e Pesucci? «Era il 2 di briscola o no?», chiede Leporatti. Se ne riparla mercoledì 21.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
