La manifestazione
Il taglio del 40% ai montepremi crea problemi alle strutture
Ippodromi a rischio chiusura ombre su Follonica e Grosseto
◗
IPPODROMI. Ippica a rischio in Maremma 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Giornate di incontri e di febbrili trattative per salvare l'ippica italiana, dopo le prime indicazioni provenienti dall'Unire che fissano per il 2012 una profonda stima al ribasso del bilancio con tagli netti sia per il montepremi che per gli ippodromi, che attualmente riescono a funzionare proprio grazie ai soldi in arrivo dall'ente e definiti da una convenzione in scadenza a fine anno. In assenza, per adesso, di comunicazioni ufficiali da parte dell'Unire, in fase di trasformazione da ente ad agenzia in teoria più snella e meno costosa, cominciano ad arrivare i primi rumors soprattutto sul futuro degli ippodromi italiani. La nuova convenzione sarà strutturata in maniera profondamente diversa da quanto successo fino ad oggi, con gli ippodromi che quasi sicuramente dovranno reperire altrove buona parte delle risorse per mantenere la costosa macchina organizzativa che sta dietro ad ogni impianto. Probabile, quindi, una divisione in fasce dei vari ippodromi, anche se a tutt'ora è decisamente prematuro ipotizzare qualsiasi assetto futuro sia per gli ippodromi metropolitani come Roma, Napoli e Milano, sia per quelli più piccoli e periferici, ma qualche indiscrezione sembra iniziare a trapelare, anche per gli impianti maremmani. Se infatti Follonica sembrerebbe uno degli impianti che l'Ente ha intenzione di mantenere, diverso il discorso per il Casalone che sarebbe considerato a rischio di taglio, una situazione che metterebbe in ginocchio un settore che nel capoluogo dà lavoro a centinaia di addetti, fra indotto e dipendenti. Follonica invece, con la sua pista da 1400 metri pressoché unica in Italia (c'è anche a Siracusa ma è molto più periferica) rappresenta un valore aggiunto anche a livello tecnico e forse proprio per questo motivo dovrebbe uscire senza problemi dalla rivoluzione ippica. Non sarà però semplice andare ad operare i tagli, anche perché non è detto che un ippodromo periferico sia meno produttivo di uno considerato istituzionale, anzi: a tutt'oggi proprio gli ippodromi metropolitani sono quelli nei quali l'organizzazione delle corse costa di più, mentre realtà più piccole e considerate a rischio (come ad esempio Alberga, Ravenna od Aversa) riescono ad essere comunque remunerative. Capire quali saranno le linee guida che seguirà l'Unire nelle prossime settimane, e magari procedere ad una seria riforma del mercato delle scommesse nel quale l'ippica è ormai considerato il parente povero rispetto a slot, videolottery e gratta e vinci, sarà quindi fondamentale per intuire come si snoderà la riforma ippica nel Belpaese, che continua a sfornare campioni in sella, in sulky ed a quattro zampe pur vivendo il momento più drammatico della propria lunga storia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
