Il Tirreno

Grosseto

Fiori e Bindi lavorano al progetto del Cern di Ginevra sul “bosone di Higgs”, la particella da cui tutto è iniziato

Dall'Amiata a caccia dell'universo

Fiora Bonelli
<b>GINEVRA.</b> Francesco Fiori
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GINEVRA. Francesco Fiori

«Abbiamo fatto enormi passi avanti, l'annuncio solo l'anno prossimo»

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 CASTEL DEL PIANO. Allora, al Cern di Ginevra, dove lavorano due amiatini, si è intercettata o no questa "particella di Dio?" I dati attesissimi dal seminario ginevrino di martedì, tenuto alla presenza di esperti e giornalisti di tutto il mondo, sono stati molti e lusinghieri, ma non ancora sufficienti per parlare di una scoperta. I fisici, da cui trapela, comunque, soddisfazione, non hanno alcuna intenzione di sbilanciarsi e continuano a tenere sulla corda il mondo scientifico e chi, da anni, insegue il sogno di essere testimone della più grande scoperta dell'era moderna: il bosone di Higgs. Lo cercano scienziati di tutto il mondo impegnati in due progetti, i cui risultati sono stati presentati, appunto, martedì pomeriggio. Risultati di un anno di lavoro dei due esperimenti principali, Cms e Atlas, che usano le particelle prodotte dall'acceleratore Lhc, il più grande e complesso strumento scientifico mai costruito. Con un progetto eccezionale, che tanto clamore sta suscitando perchè potrebbe dare risposta alle grandi domande sul perché e sul come dell'universo, ricreando le condizioni che erano in atto all'inizio del mondo, scenario delle collisioni prodottesi subito dopo il Big Bang. La speranza maggiore della scienza è quella di trovare la "particella di Dio", il bosone di Higgs col quale sarebbe possibile spiegare il perché della massa e quindi della vita. L'ha chiamata particella di Dio il premio Nobel Leon Lederman che ha definito così il bosone, l'anello mancante alla nostra comprensione dell'universo. Una risposta per fisica e filosofia, scienza e religione, per le grandi questioni che l'uomo cerca di sciogliere da tempi immemorabili, per spiegare scientificamente l'origine di tutte le origini. Perché la particella di Dio è in grado di spiegare il perché della massa.  Nei due esperimenti del Cern ci sono anche due amiatini: Francesco Fiori per Csm e Marcello Bindi per Atlas. Sono due fisici giovanissimi, poco più che trentenni ma che da diversi anni lavorano al Cern dentro l'Lhc, il gigantesco anello, lungo 27 km, sepolto a circa 100 metri di profondità, al cui interno si muovono fasci di protoni a velocità prossime a quella della luce per studiare le proprietà fondamentali della materia. «Martedì - spiega Francesco Fiori - non è stata annunciata nessuna scoperta del bosone di Higgs, ma devo dire che questo anno di lavoro per noi ha prodotto più risultati di quanti ne abbia prodotto, in questo campo, l'America negli ultimi 15 anni. Dopo oggi, infatti, possiamo dire che i due esperimenti hanno prodotto un eccesso di eventi rispetto a quelli attesi in una regione tra i 124-126 gigaelectronvolt, in particolare Cms, l'esperimento a cui lavoro, tra 115-127 GeV».  «Atlas - spiega Marcello Bindi - ha registrato un'anomalia tra 116-130 GeV. Sia Atlas che Cms hanno rivelato un eccesso di segnale, ma l'eccesso di segnale equivale a circa 2.4 sigma per Cms e circa 3.6 sigma per Atlas. Per parlare di scoperta scientifica, bisogna essere sopra i 5 sigma altrimenti potrebbero essere anche fluttuazioni dovute all'incertezza della misura».  E Fiori aggiunge: «Per smentire o confermare le recenti misure di Atlas e di Cms dovremo aspettare il prossimo anno quando ci sarà una maggiore statistica: è infatti la statistica ovvero il numero di eventi in quell'intervallo sotto studio, che farà aumentare o diminuire la sigma, e che quindi ci farà capire se c'è o meno una scoperta. Per ora possiamo solo dire che c'è solo una probabilità su 10.000 che quel che abbiamo intercettato non sia una particella».  «Se il bosone di Higgs esiste, lo scopriremo fra pochi mesi, se non esiste la situazione sarà ancora più intrigante perché questo significherà che deve esistere qualcos'altro, ossia qualche altro fenomeno o particella che svolga il ruolo attribuito al bosone di Higgs. Cerchiamo qualcosa di infinitamente piccolo ma allo stesso tempo più grande di noi. Un'impresa titanica che ci ha portato ai limiti della conoscenza e della tecnologia... per oltrepassarli speriamo», conclude Marcello Bindi.

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