Il Tirreno

Grosseto

Consegnata una lettera su tutta la vicenda ai capigruppo

Unipol: no al consiglio aperto Il comitato: «Un'occasione persa»

Al.Fae.
<b>UNIPOL. </b>No al consiglio aperto
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UNIPOL. No al consiglio aperto

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 MASSA MARITTIMA. «È una truffa». Non hanno fatto giri di parole i protagonisti, in negativo, "dell'affaire Unipol" di Massa Marittima, persone che hanno visto sparire i propri risparmi e che non ci stanno a darsi per vinte. Hanno incontrato le forze politiche della città, dicendosi dispiaciute «per la mancata concessione del consiglio comunale aperto, perché riteniamo che le nostre argomentazioni siano, a nostro avviso, di interesse generale». Perché i soldi spariti sono tanti, e comunque, in qualche caso, sono i risparmi di una vita.  Hanno messo nero su bianco tutti gli aspetti di questa vicenda, consegnando il documento ai capigruppo e consiglieri durante l' incontro. La parola centrale è proprio quella: truffa, «ricaduta su quei cittadini che si sono affidati ad un'istituzione pubblica, perché, qualsiasi banca è istituzione pubblica, che come tale deve fare riferimento per obbligo a leggi, regolamenti, testi finanziari».  Tra questi, scrivono i firmatari, c'è anche «il controllo, che deve essere periodico e costante», dato che «la responsabilità diretta è dell' istituto su ogni manchevolezza che da ogni dipendente deriva». È questo il caso in questione, in cui un consulente Unipol ha fatto un uso irregolare dei versamenti dei propri clienti.  Un'attività venuta alla luce solo in seguito alla sua morte. «Il fatto grave è che è successo ininterrottamente dal 2001 al 2008, senza mai un efficace controllo interno, senza che nessuno nelle filiali della banca se ne accorgesse» continua la lettera. Emerso lo scandalo, «Unipol - continuano - si è adoperata solo per proteggere la propria situazione, spesso avendo un comportamento distaccato se non aggressivo con gli interlocutori che chiedevano notizie delle proprie sostanze».  Da qui è nato il contenzioso tra banca e clienti truffati, per cui quest'ultimi hanno chiesto l'aiuto delle forze politiche. Perché, come scrivono nel documento, «il rapporto della causa è fra privati, non lo è la vicenda Unipol». Non solo perché, a loro dire, la banca è nata come una cooperativa, ma anche per la ricaduta del danno a livello economico sul territorio, la non disponibilità del nostro denaro ci obbliga a rinunce che ricadono inevitabilmente economia locale». Per questo «il lavoro dell' assemblea proseguirà, coinvolgendo gli altri comuni interessati e le relative forze politiche, cercando altre persone truffate che magari si vergognano a esternare il problema, quando la vergogna dovrebbe risiedere in altro luogo». Tutto questo non è stato consegnato soltanto per informare i capigruppo, ma anche per richiedere «che la risposta alle richieste sopra avanzate sia formulata per scritto, andando a definire quali siano le posizioni di questo consiglio in merito alla problematica rivolta».

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