La manifestazione
Neghelli, baracche demolite dai proprietari
Claudia Della Verde
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NEGHELLI. Larea delle baracche Ultimi cinque manufatti abusivi smantellati su ordine del Comune
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ORBETELLO. Ancora manufatti irregolari e ancora battaglia all'abusivismo edilizio da parte del Comune di Orbetello. Stavolta non si parla dei capannelli in Feniglia, ai quali il pensiero corre ogni volta che si affronta il problema delle demolizioni in laguna. In questo caso l'amministrazione orbetellana ha deciso di smantellare le piccole baracche situate a ridosso della laguna di levante, tra via Matteotti e l'ex Piazza Verdi, nella periferia orbetellana di Neghelli. Ieri i titolari delle ultime baracche rimaste in piedi hanno demolito i propri manufatti, come richiesto dal Comune. La loro storia affonda i natali quasi un quarto di secolo fa, quando i residenti della zona, abitanti nelle case popolari, avevano bisogno di un magazzino e si sono "adoperati" in questo modo per sopperire alla mancanza di spazio e guadagnarne uno nuovo. Ciò che ne è conseguito? È stata una distesa di mini fabbricati: in media 2 metri per 2 ciascuno, che dagli anni '90 a oggi hanno "accompagnato" il paesaggio della frazione lagunare. La battaglia per la legalità, partita appunto in quegli anni con la vecchia giunta di centro destra, ha contato una sessantina di ordinanze che intimavano la demolizione delle baracche da parte degli stessi costruttori, proprietari del terreno su cui avevano commesso l'abuso. Il Comune di Orbetello, cercando di venire incontro alle esigenze di ogni cittadino, ha prorogato e rimandato negli anni le date di scadenza per l'abbattimento, che doveva avvenire in modo autonomo e non coattivo. Negli ultimi mesi questa lunga storia sembra arrivata a conclusione. Di quelle 60 baracche, infatti, ne sono rimaste in piedi soltanto cinque. Un lavoro di sgombero partito una manciata di mesi fa e che sta dando, dopo tanti anni, un po' di respiro a quel luogo già di per sé non troppo elegante. La maggior parte degli abitanti si è dimostrata ligia al dovere anche se per assicurarsi la proprietà dello spazio dovrà attendere ancora. È arrivata proprio in questi giorni una diffida che, se non rispettata, darà diritto all'ente di reimpadronirsi dei terreni oggetto di sgombero. Quei pochi capanni rimasti rischiano di vanificare il lavoro di chi finora si è riportato in pari con la legge. Essendo i residenti della zona comproprietari (e quindi corresponsabili) del terreno, anche un solo illecito potrebbe causare la perdita dell'intero fazzoletto di terra per tutti. Ma cosa accadrà una volta liberata l'area? È previsto dal regolamento urbanistico un piano di recupero che preannuncia il rilascio di permessi per nuove costruzioni. I residenti avranno così la possibilità di presentare alla Soprintendenza di Siena lo stato bonificato dell'area e avere l'autorizzazione paesistica per costruire dei box regolari al 100%. A invitare alla collaborazione è l'assessore all'ambiente Walter Martellini, che quale parla di «intervento utile a giovamento di tuttii cittadini». È da aggiungere che tutte le spese di demolizione e ricostruzione saranno a carico dei "dimoranti"; d'altra parte - come chiosa l'assessore all'urbanistica Alessandro Ragusa - «in ogni caso di abuso, chi lo commette dovrà poi ripagarlo».
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