Sicurezza
Cinghiale braccato fino in mare
Alfredo Faetti
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CACCIA IN MARE Una delle immagini scattate dalla Lipu che testimoniano l’inseguimento e la cattura del cinghiale con i colpi sparati dalla barcaUcciso a colpi di fucile da una barca, denuncia Lipu ai carabinieri
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GROSSETO. Lo hanno inseguito persino nel mare dell'Argentario, dove aveva provato disperatamente a fuggire. Ma i cacciatori che lo stavano braccando non hanno esitato a salire su una barca e a sparargli a bruciapelo una volta raggiunto. E ora i carabinieri hanno aperto un'indagine sulla morte di quel cinghiale.
Pensare che in Maremma da mesi si parla di cinghiali, perché ce ne sono troppi e ne dovrebbe esserne diminuita la popolazione. Quei cacciatori però non ne volevano uno qualsiasi: volevano lui, che per sfuggirli ha provato di tutto, anche a scappare a nuoto. Ma l'istinto di sopravvivenza di un animale può poco contro gli artifici umani, che in questo caso si traducono in una barca e un fucile. Tutto questo, però, «non ha niente a che vedere con il prelievo venatorio - dice Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu Birdlife Italia - Questo è bracconaggio».
È stata proprio l'associazione ornitologica a denunciare il fatto, grazie a tre membri che lunedì pomeriggio stavano facendo un'escursione a Porto Ercole. Hanno visto e fotografato tutta la sequenza, per poi portare gli scatti (venticinque) ai carabinieri di Civitavecchia che a loro volta, per competenza, hanno trasmesso il fascicolo ai colleghi di Porto Ercole, che adesso, insieme al corpo forestale, hanno aperto un'indagine per individuare i cacciatori. «Qualcosa di raccapricciante» raccontano gli escursionisti. «Eravamo in tre con i binocoli e le macchine fotografiche vicino alla fortezza di Porto Ercole - raccontaMarco, uno dei soci Lipu che ha assistito alla scena - quando abbiamo sentito numerosi spari».
La scena che è seguita aveva dell'incredibile: un cinghiale è apparso dagli alberi e si gettato in mare, nel tentativo disperato di sfuggire alla sua sorte di preda. Ma i cacciatori hanno impiegato un attimo per organizzarsi: «Con un telefonino hanno chiamato un'altra persona che, successivamente, con una barca si è avvicinata alla costa» continua il racconto. Quei piccoli zoccoli nuotavano sempre più velocemente, quando la barca li ha raggiunti. A quel punto, «la furia del cacciatore si è riversata sull'animale con uno, due e più colpi». Ha sparato a bruciapelo, a pochi centimetri di distanza dal pelo che emergeva dall'acqua. Infine, «la scena dell'animale sanguinante che viene issato a bordo» conclude Marco.
I tre volontari, armati di foto, hanno sporto subito denuncia ai carabinieri contro i cacciatori. «Siamo di fronte ad una violazione penale gravissima» commenta Mamone Capria. C'è la legge a proibire categoricamente un comportamento simile, la 157 del 1992, che prevede sanzioni salate "per chi esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili", come recita il testo. Questo, come spiega il presidente Lipu, è «un malcostume che ha eguali, nel Mediterraneo, solo a Malta e a Cipro. Cacciatori che sparano da una barca per finire un cinghiale che scappava terrorizzato non ha niente a che vedere con il prelievo venatorio. Questo è bracconaggio e la Lipu si presenterà parte civile nel processo a carico di queste persone che, mi auguro, vengano presto individuate».
Pensare che in Maremma da mesi si parla di cinghiali, perché ce ne sono troppi e ne dovrebbe esserne diminuita la popolazione. Quei cacciatori però non ne volevano uno qualsiasi: volevano lui, che per sfuggirli ha provato di tutto, anche a scappare a nuoto. Ma l'istinto di sopravvivenza di un animale può poco contro gli artifici umani, che in questo caso si traducono in una barca e un fucile. Tutto questo, però, «non ha niente a che vedere con il prelievo venatorio - dice Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu Birdlife Italia - Questo è bracconaggio».
È stata proprio l'associazione ornitologica a denunciare il fatto, grazie a tre membri che lunedì pomeriggio stavano facendo un'escursione a Porto Ercole. Hanno visto e fotografato tutta la sequenza, per poi portare gli scatti (venticinque) ai carabinieri di Civitavecchia che a loro volta, per competenza, hanno trasmesso il fascicolo ai colleghi di Porto Ercole, che adesso, insieme al corpo forestale, hanno aperto un'indagine per individuare i cacciatori. «Qualcosa di raccapricciante» raccontano gli escursionisti. «Eravamo in tre con i binocoli e le macchine fotografiche vicino alla fortezza di Porto Ercole - raccontaMarco, uno dei soci Lipu che ha assistito alla scena - quando abbiamo sentito numerosi spari».
La scena che è seguita aveva dell'incredibile: un cinghiale è apparso dagli alberi e si gettato in mare, nel tentativo disperato di sfuggire alla sua sorte di preda. Ma i cacciatori hanno impiegato un attimo per organizzarsi: «Con un telefonino hanno chiamato un'altra persona che, successivamente, con una barca si è avvicinata alla costa» continua il racconto. Quei piccoli zoccoli nuotavano sempre più velocemente, quando la barca li ha raggiunti. A quel punto, «la furia del cacciatore si è riversata sull'animale con uno, due e più colpi». Ha sparato a bruciapelo, a pochi centimetri di distanza dal pelo che emergeva dall'acqua. Infine, «la scena dell'animale sanguinante che viene issato a bordo» conclude Marco.
I tre volontari, armati di foto, hanno sporto subito denuncia ai carabinieri contro i cacciatori. «Siamo di fronte ad una violazione penale gravissima» commenta Mamone Capria. C'è la legge a proibire categoricamente un comportamento simile, la 157 del 1992, che prevede sanzioni salate "per chi esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili", come recita il testo. Questo, come spiega il presidente Lipu, è «un malcostume che ha eguali, nel Mediterraneo, solo a Malta e a Cipro. Cacciatori che sparano da una barca per finire un cinghiale che scappava terrorizzato non ha niente a che vedere con il prelievo venatorio. Questo è bracconaggio e la Lipu si presenterà parte civile nel processo a carico di queste persone che, mi auguro, vengano presto individuate».
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