Sicurezza
Stalker preso mentre la molesta
Pierluigi Sposato
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CABINA. L’uomo è stato sorpreso mentre telefonava alla vittimaStava telefonando alla vittima, pedinato e arrestato dai carabinieri
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GROSSETO. Lo hanno arrestato dentro una cabina telefonica, in pieno giorno. Con una mano impugnava la cornetta, con l'altra si masturbava: aveva chiamato la sua "vittima", una donna di venti anni più giovane di lui, perseguitata da mesi. Ha provato a giustificarsi: «Sto parlando con mia moglie, le stavo dicendo che porto le paste a casa. Forse ho sbagliato numero». Ma non è stato creduto. E del resto tutto era contro di lui. Primo fra tutti: il numero chiamato era ben diverso da quello di casa. Accusato di stalking, un 66enne abitante nella zona nord della provincia è stato portato in carcere e poi messo ai domiciliari. Telefonate a sfondo sessuale partite ad aprile e indirizzate alla vicina di casa: che non sospettava di quell'uomo, non avendone riconosciuto la voce, e che viveva da troppo tempo nel terrore. Anche per la figlia minorenne. L'incubo è terminato giovedì mattina alle 10,30, dentro una cabina telefonica di Bagno di Gavorrano.
Qui i carabinieri, che lo seguivano avendone individuato la voce dalle conversazioni registrate dalla donna, lo hanno fermato in atteggiamento inequivocabile. Colto sul fatto. All'altro capo c'era la donna, terrorizzata. «Tutto finito» l'ha rassicurata il maresciallo. Tutto era iniziato nei primi giorni di aprile, ma verosimilmente da un anno prima. E gli episodi denunciati sono poco meno di una decina. Telefonate al numero di casa, da un numero non visibile, che avevano fatto preoccupare anche il marito: «Amore, tesoro...» sentiva all'altro capo: e poi parole volgari, tutte a sfondo sessuale. La prima telefonata, secondo i tabulati poi recuperati dai carabinieri, era stata fatta da una cabina di Boccheggiano. Ogni pochi giorni, la donna si presentava in caserma per aggiornare la lista delle chiamate. Una avrebbe riguardato anche la cognata della vittima: parlando con quest'ultima l'uomo si era vantato di esserci stato e di aver ricevuto da lei il consiglio di provarci. Telefonate provenienti da cabine di mezza provincia: Follonica, Roccastrada, anche Grosseto in un paio di circostanze. A novembre, una telefonata minacciosa: «Io ti pedino. Se me la dai, bene, altrimenti...». Ed era sempre la stessa voce. Mai sentita dalla figlia, tuttavia, alla quale era stato vietato di rispondere a telefonate provenienti da fonte non identificabile. E che veniva seguita con apprensione dai genitori negli spostamenti da e verso la scuola, nel timore che il maniaco potesse sfogarsi su di lei. Ma il terrore era soprattutto quello della donna, costretta ad assumere farmaci e a cambiare abitudini di vita: quando si allontanava di casa, pretendeva che il marito la guardasse della finestra per sentirsi più sicura; quando posteggiava, lasciava l'auto in zone ben illuminate, sempre per evitare di restare sola. Poi il maresciallo aveva ascoltato una registrazione della telefonata fatta dalla donna e aveva capito: «È lui!». Così l'uomo era stato seguito. I militari avevano notato che quando lui restava a casa, la donna non riceveva telefonate. E che quando lui usciva, invece, queste avvenivano. Così lo avevano seguito, anche giovedì mattina quando lo avevano visto prendere l'auto. Lo avevano pedinato discretamente, lo avevano visto entrare in alcuni locali e poi uscire. Quando era entrato nella cabina, il maresciallo lo aveva seguito ed era intervenuto al momento giusto.
Nell'interrogatorio in carcere, dove è stato assistito dall'avvocato Domenico Rechichi, l'uomo ha spiegato di essere avvampato perché sorpreso e arrabbiato per essere stato interrotto nella telefonata, non per eccitazione. Spiegazioni poco convincenti sarebbero state fornite anche sul perché era stato trovato con i pantaloni sbottonati. Così il giudice Marco Mezzaluna, ritenendo che possa di nuovo commettere atti del genere e continuare a perseguitare la donna traendo piacere dal sentirla soffrire, ha disposto una misura cautelare: domiciliari, con divieto soprattutto di uso del telefono. Una misura forse più afflittiva del carcere: adesso l'uomo deve spiegare direttamente a moglie e figli il suo comportamento.
Qui i carabinieri, che lo seguivano avendone individuato la voce dalle conversazioni registrate dalla donna, lo hanno fermato in atteggiamento inequivocabile. Colto sul fatto. All'altro capo c'era la donna, terrorizzata. «Tutto finito» l'ha rassicurata il maresciallo. Tutto era iniziato nei primi giorni di aprile, ma verosimilmente da un anno prima. E gli episodi denunciati sono poco meno di una decina. Telefonate al numero di casa, da un numero non visibile, che avevano fatto preoccupare anche il marito: «Amore, tesoro...» sentiva all'altro capo: e poi parole volgari, tutte a sfondo sessuale. La prima telefonata, secondo i tabulati poi recuperati dai carabinieri, era stata fatta da una cabina di Boccheggiano. Ogni pochi giorni, la donna si presentava in caserma per aggiornare la lista delle chiamate. Una avrebbe riguardato anche la cognata della vittima: parlando con quest'ultima l'uomo si era vantato di esserci stato e di aver ricevuto da lei il consiglio di provarci. Telefonate provenienti da cabine di mezza provincia: Follonica, Roccastrada, anche Grosseto in un paio di circostanze. A novembre, una telefonata minacciosa: «Io ti pedino. Se me la dai, bene, altrimenti...». Ed era sempre la stessa voce. Mai sentita dalla figlia, tuttavia, alla quale era stato vietato di rispondere a telefonate provenienti da fonte non identificabile. E che veniva seguita con apprensione dai genitori negli spostamenti da e verso la scuola, nel timore che il maniaco potesse sfogarsi su di lei. Ma il terrore era soprattutto quello della donna, costretta ad assumere farmaci e a cambiare abitudini di vita: quando si allontanava di casa, pretendeva che il marito la guardasse della finestra per sentirsi più sicura; quando posteggiava, lasciava l'auto in zone ben illuminate, sempre per evitare di restare sola. Poi il maresciallo aveva ascoltato una registrazione della telefonata fatta dalla donna e aveva capito: «È lui!». Così l'uomo era stato seguito. I militari avevano notato che quando lui restava a casa, la donna non riceveva telefonate. E che quando lui usciva, invece, queste avvenivano. Così lo avevano seguito, anche giovedì mattina quando lo avevano visto prendere l'auto. Lo avevano pedinato discretamente, lo avevano visto entrare in alcuni locali e poi uscire. Quando era entrato nella cabina, il maresciallo lo aveva seguito ed era intervenuto al momento giusto.
Nell'interrogatorio in carcere, dove è stato assistito dall'avvocato Domenico Rechichi, l'uomo ha spiegato di essere avvampato perché sorpreso e arrabbiato per essere stato interrotto nella telefonata, non per eccitazione. Spiegazioni poco convincenti sarebbero state fornite anche sul perché era stato trovato con i pantaloni sbottonati. Così il giudice Marco Mezzaluna, ritenendo che possa di nuovo commettere atti del genere e continuare a perseguitare la donna traendo piacere dal sentirla soffrire, ha disposto una misura cautelare: domiciliari, con divieto soprattutto di uso del telefono. Una misura forse più afflittiva del carcere: adesso l'uomo deve spiegare direttamente a moglie e figli il suo comportamento.
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