Sicurezza
Patrimonio da centinaia di milioni
Gabriele Baldanzi
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EX GRANDI MAGAZZINI. I locali che adesso ospitano la Coin sono di proprietà della Diocesi di GrossetoI beni delle Diocesi: dai magazzini Coin ai terreni, senza contare le chiese
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GROSSETO. Far pagare l'Ici-Imu anche sui luoghi di culto, oppure preservare ancora il privilegio dell'esenzione? Il dibattito è aperto. Ad ogni livello. Il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, si è detto disposto a parlarne con Monti. Il cattolicissimo Mario Amerini, ieri, sul nostro giornale, è andato oltre, confermando la "necessità" che la Chiesa solidarizzi concretamente con chi paga le tasse: "è il momento di dare l'esempio e non solo...". Da sempre, in effetti, è garantito l'esonero per l'imposta sul patrimonio immobiliare della Chiesa e degli enti para-ecclesiastici, a cui il concordato garantisce un riconoscimento del valore sociale di certe attività. Ma questo non è l'unico privilegio. Con Craxi e Casaroli c'è stata l'introduzione dell'8 per mille, che solo nel 2011 ha fruttato oltre un miliardo alla Conferenza episcopale. Denari che servono al sostentamento del clero e alle cosiddette "esigenze di culto": finanziamenti alla catechesi, ai tribunali ecclesiastici, alla costruzione di nuove chiese, manutenzione degli immobili e gestione del patrimonio.
La provincia di Grosseto sotto il profilo della giurisdizione della chiesa cattolica è suddivisa in cinque diocesi. La più vasta è quella di Pitigliano-Sovana-Orbetello, che occupa il 45% del territorio; la diocesi di Grosseto il 30%, Massa, Siena e Volterra si dividono il resto della Maremma: zona nord e colline ardenghesche. I numeri. In totale abbiamo oggi 143 parrocchie attive (71 facenti capo a Pitigliano, 50 al vescovo di Grosseto Franco Agostinelli), ma in realtà, catastalmente, ne risultano 229, la maggior parte delle quali dotate di annessi (abitazioni dei parroci, magazzini, terreni, etc). Una cinquantina si sono estinte per quanto concerne la pastorale ma non sotto il profilo giuridico, altre hanno una diversa sede territoriale. Spulciando i dati catastali si scopre che sono addirittura nove le diocesi che hanno proprietà immobiliari nel grossetano: oltre a quelle già citate alcuni immobili e terreni risultano intestati alla Diocesi di Montepulciano, a quella di Tre Fontane (Roma), Viterbo e Perugia. Settantacinque diversi enti ecclesiastici (congregazioni, confraternite) possiedono inoltre un minimo di patrimonio nel grossetano.
Patrimonio immenso e caotico. Il Tirreno, negli ultimi giorni, ha condotto un'inchiesta sulla situazione immobiliare delle chiesa cattolica in Maremma. E' emersa così una ramificazione capillare, Comune per Comune, di un patrimonio antico e recente costituito da appartamenti, magazzini, terreni agricoli ed edificabili, oltre ovviamente alle chiese, alle relative abitazioni dei parroci e agli oratori connessi alle parrocchie. La maggior parte di queste proprietà appartengono direttamente alle Diocesi, un'altra - minoritaria - al delegato Istituto di sostentamento del clero. L'Isdc possiede infatti la delega alla gestione del patrimonio immobiliare che non costituisce il core-business della Chiesa. Sono i rami non propriamente canonici, proprietà strategiche, non connesse alla cosiddetta pastorale, vocate quindi ad una gestione manageriale che possa dare reddito, profitto, oppure destinate ad vendute dal pio istituto per coprire i fabbisogni del clero. In realtà poi il clero si finanzia attraverso l'8 per mille, le offerte, i donativi. Oltre alle diocesi e all'Isdc esistono anche gli enti parrocchiali, che hanno però uno stato giuridico autonomo, con finalità esclusive alla missione religiosa nel luogo dove si trovano.
A tutto questo andrebbero poi aggiunte le proprietà delle associazioni e degli enti morali cattolici, ma lasciamo perdere. Diocesi di Grosseto. La Diocesi di Grosseto e l'Isdc hanno insieme varie proprietà nei Comuni di Campagnatico, Grosseto, Gavorrano, Marina di Grosseto, Castiglione della Pescaia, Cinigiano, Civitella, Massa Marittima e Roccastrada. In tutto circa 50 ettari di terreni con una ventina di annessi, una decina di appartamenti, decine di magazzini e cantine, oltre al fondo degli ex grandi magazzini di Corso Carducci e la stessa sede della Diocesi, che risulta ancora accatastata come A2 nonostante la ristrutturazione avviata dal vescovo Scola e poi conclusa da monsignor Babini, con pregevoli finiture. Obiezione questa che risulta comunque irrilevanti, all'oggi, dato che la Chiesa non paga Ici (o Imu, come la vogliamo chiamare). Poi ci sono le 50 chiese parrrochiali, una ventina di chiese e cappelle minori, gli alloggi dei parroci e una cinquantina di immobili ad essi correlati di proprietà delle varie parrocchie. In totale, mattone più, mattone meno, un patrimonio che assomma a oltre 200 immobili. Il valore di mercato è solo teorico. Si calcola complessivamente 60 milioni di euro (stima al ribasso) senza contare suppellettili, quadri, arredi antichi. Il totale? E soprattutto tenendo fuori dal conto - ripeto - le proprietà e le infrastrutture degli enti religiosi e associazioni ecclesiali, dove la Chiesa esercita una forte influenza. Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Ha proprietà a Pitigliano, Orbetello, Manciano, Roccalbegna, Grosseto, Monte Argentario, Arcidosso, Castell'azzara, Isola del Giglio, Magliano, Santa Fiora, Scansano, Semproniano, Sorano. In tutto 270 ettari di terreni. 17 appartamenti, 20 magazzini, 4 fondi commerciali. Oltre a ben 71 parrocchie con altrettante chiese, alloggi per il parroco e annessi oratori. In tutto un valore stimabile in circa cinquanta milioni di euro. Diocesi di Massa Marittima. Se si guardano le visure dell'Ufficio del Territorio di Grosseto potrebbe sembrare la diocesi più povera. Ma è così solo se tralasciamo i possedimenti nel livornese. Riguarda agli immobili presenti nella nostra provincia il numero è limitato ma di elevato valore aggiunto, soprattutto a Follonica e Massa. Si contano infatti tre appartamenti, un seminario, cinque fondi commerciali, la cattedrale di San Cerbone e suoi ampi annessi, sette chiese parrocchiali, sette alloggi e annessi oratori. Un valore patrimoniale che si aggira, per difetto, sui 30 milioni di euro.
Diocesi di Siena. Ha proprietà solo nei territori di Cinigiano, Civitella Paganico, Casteldelpiano e Seggiano: 20 ettari di terreni, cinque appartamenti, quattro magazzini, un fondo commerciale. E ancora 11 parrocchie con una ventina di chiese e cappelle più gli alloggi per i parroci e gli annessi. Diocesi di Volterra. Sovrintende parte del Comune di Montieri. Qui risultano di proprietà un appartamento, quattro fondi-magazzini, 80 ettari di terreno con 4 parrocchie, alloggi e oratori, per un valore approssimativo di 3-4 milioni. Le altre. La Diocesi di Perugia risulta intestataria di un appartamento con garage a Santa Fiora. Non ha parrocchie. Idem la Diocesi delle Tre Fontane di Roma, proprietaria di un edificio di culto a Monte Argentario. La Diocesi di Viterbo possiede solo un appezzamento di terreno nel comprensorio del tufo. La diocesi di Montepulciano 3 ettari a Santa Fiora. Una montagna di Imu. In conclusione il valore patrimoniale della chiesa cattolica istituzionale in Maremma assommerebbe, indicativamente, a 200 milioni. Calcolarne l'ipotetico gettito fiscale non è cosa facile. Di certo si parla di cifre a sei zeri.
La provincia di Grosseto sotto il profilo della giurisdizione della chiesa cattolica è suddivisa in cinque diocesi. La più vasta è quella di Pitigliano-Sovana-Orbetello, che occupa il 45% del territorio; la diocesi di Grosseto il 30%, Massa, Siena e Volterra si dividono il resto della Maremma: zona nord e colline ardenghesche. I numeri. In totale abbiamo oggi 143 parrocchie attive (71 facenti capo a Pitigliano, 50 al vescovo di Grosseto Franco Agostinelli), ma in realtà, catastalmente, ne risultano 229, la maggior parte delle quali dotate di annessi (abitazioni dei parroci, magazzini, terreni, etc). Una cinquantina si sono estinte per quanto concerne la pastorale ma non sotto il profilo giuridico, altre hanno una diversa sede territoriale. Spulciando i dati catastali si scopre che sono addirittura nove le diocesi che hanno proprietà immobiliari nel grossetano: oltre a quelle già citate alcuni immobili e terreni risultano intestati alla Diocesi di Montepulciano, a quella di Tre Fontane (Roma), Viterbo e Perugia. Settantacinque diversi enti ecclesiastici (congregazioni, confraternite) possiedono inoltre un minimo di patrimonio nel grossetano.
Patrimonio immenso e caotico. Il Tirreno, negli ultimi giorni, ha condotto un'inchiesta sulla situazione immobiliare delle chiesa cattolica in Maremma. E' emersa così una ramificazione capillare, Comune per Comune, di un patrimonio antico e recente costituito da appartamenti, magazzini, terreni agricoli ed edificabili, oltre ovviamente alle chiese, alle relative abitazioni dei parroci e agli oratori connessi alle parrocchie. La maggior parte di queste proprietà appartengono direttamente alle Diocesi, un'altra - minoritaria - al delegato Istituto di sostentamento del clero. L'Isdc possiede infatti la delega alla gestione del patrimonio immobiliare che non costituisce il core-business della Chiesa. Sono i rami non propriamente canonici, proprietà strategiche, non connesse alla cosiddetta pastorale, vocate quindi ad una gestione manageriale che possa dare reddito, profitto, oppure destinate ad vendute dal pio istituto per coprire i fabbisogni del clero. In realtà poi il clero si finanzia attraverso l'8 per mille, le offerte, i donativi. Oltre alle diocesi e all'Isdc esistono anche gli enti parrocchiali, che hanno però uno stato giuridico autonomo, con finalità esclusive alla missione religiosa nel luogo dove si trovano.
A tutto questo andrebbero poi aggiunte le proprietà delle associazioni e degli enti morali cattolici, ma lasciamo perdere. Diocesi di Grosseto. La Diocesi di Grosseto e l'Isdc hanno insieme varie proprietà nei Comuni di Campagnatico, Grosseto, Gavorrano, Marina di Grosseto, Castiglione della Pescaia, Cinigiano, Civitella, Massa Marittima e Roccastrada. In tutto circa 50 ettari di terreni con una ventina di annessi, una decina di appartamenti, decine di magazzini e cantine, oltre al fondo degli ex grandi magazzini di Corso Carducci e la stessa sede della Diocesi, che risulta ancora accatastata come A2 nonostante la ristrutturazione avviata dal vescovo Scola e poi conclusa da monsignor Babini, con pregevoli finiture. Obiezione questa che risulta comunque irrilevanti, all'oggi, dato che la Chiesa non paga Ici (o Imu, come la vogliamo chiamare). Poi ci sono le 50 chiese parrrochiali, una ventina di chiese e cappelle minori, gli alloggi dei parroci e una cinquantina di immobili ad essi correlati di proprietà delle varie parrocchie. In totale, mattone più, mattone meno, un patrimonio che assomma a oltre 200 immobili. Il valore di mercato è solo teorico. Si calcola complessivamente 60 milioni di euro (stima al ribasso) senza contare suppellettili, quadri, arredi antichi. Il totale? E soprattutto tenendo fuori dal conto - ripeto - le proprietà e le infrastrutture degli enti religiosi e associazioni ecclesiali, dove la Chiesa esercita una forte influenza. Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Ha proprietà a Pitigliano, Orbetello, Manciano, Roccalbegna, Grosseto, Monte Argentario, Arcidosso, Castell'azzara, Isola del Giglio, Magliano, Santa Fiora, Scansano, Semproniano, Sorano. In tutto 270 ettari di terreni. 17 appartamenti, 20 magazzini, 4 fondi commerciali. Oltre a ben 71 parrocchie con altrettante chiese, alloggi per il parroco e annessi oratori. In tutto un valore stimabile in circa cinquanta milioni di euro. Diocesi di Massa Marittima. Se si guardano le visure dell'Ufficio del Territorio di Grosseto potrebbe sembrare la diocesi più povera. Ma è così solo se tralasciamo i possedimenti nel livornese. Riguarda agli immobili presenti nella nostra provincia il numero è limitato ma di elevato valore aggiunto, soprattutto a Follonica e Massa. Si contano infatti tre appartamenti, un seminario, cinque fondi commerciali, la cattedrale di San Cerbone e suoi ampi annessi, sette chiese parrocchiali, sette alloggi e annessi oratori. Un valore patrimoniale che si aggira, per difetto, sui 30 milioni di euro.
Diocesi di Siena. Ha proprietà solo nei territori di Cinigiano, Civitella Paganico, Casteldelpiano e Seggiano: 20 ettari di terreni, cinque appartamenti, quattro magazzini, un fondo commerciale. E ancora 11 parrocchie con una ventina di chiese e cappelle più gli alloggi per i parroci e gli annessi. Diocesi di Volterra. Sovrintende parte del Comune di Montieri. Qui risultano di proprietà un appartamento, quattro fondi-magazzini, 80 ettari di terreno con 4 parrocchie, alloggi e oratori, per un valore approssimativo di 3-4 milioni. Le altre. La Diocesi di Perugia risulta intestataria di un appartamento con garage a Santa Fiora. Non ha parrocchie. Idem la Diocesi delle Tre Fontane di Roma, proprietaria di un edificio di culto a Monte Argentario. La Diocesi di Viterbo possiede solo un appezzamento di terreno nel comprensorio del tufo. La diocesi di Montepulciano 3 ettari a Santa Fiora. Una montagna di Imu. In conclusione il valore patrimoniale della chiesa cattolica istituzionale in Maremma assommerebbe, indicativamente, a 200 milioni. Calcolarne l'ipotetico gettito fiscale non è cosa facile. Di certo si parla di cifre a sei zeri.
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