Il Tirreno

Grosseto

Il cattolico Amerini «La Chiesa paghi l'Ici e basta 8 per mille»

Gabriele Baldanzi
<strong>AMERINI. </strong>In una foto d’archivio con Claudio Martini
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AMERINI. In una foto d’archivio con Claudio Martini

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GROSSETO. E' il tema del giorno. Perché la Chiesa continuerà a non pagare l'Ici o Imu che si voglia chiamare? Perché la Chiesa non sarà toccata dai sacrifici che impone la crisi?  Martedì a Ballarò, Giovanni Floris lo ha chiesto esplicitamente ad Antonio Catricalà, sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio. La risposta è stata disarmante: «Non abbiamo avuto tempo di pensarci e di studiare la questione».  Chi ci ha pensato, invece, è uno dei volti più noti dell'intellighenzia cattolica maremmana, l'ingegner Mario Amerini.  «Non ci voleva molto per far quadrare così il bilancio dello Stato - commenta Amerini - bastava un umile ragioniere senza scomodare attempate cariatidi della tecnocrazia finanziaria italiana. A mio avviso ne è uscita una manovra ingiusta e vergognosa, che non colpisce in alcun modo i tanti privilegi. Alla Chiesa cattolica, che sta dalla parte dei deboli, chiedo quindi di dare il buon esempio. Intanto domandando agli uomini della politica che si definiscono cattolici e vicini alle parole del Signore (al governo e nel parlamento, a cominciare da Monti, Balduzzi, Ornaghi, Profumo) di rinunciare ai loro privilegi. L'essere cristiani, d'altra parte, si vede proprio in questi frangenti quando cioè si rende necessario che scatti la solidarietà umana e sociale. Localmente la chiesa cattolica potrebbe far sentire la sua voce attraverso il vescovo Agostinelli per esprimere ufficialmente alla Conferenza Episcopale Italiana la volontà della base e della periferia cattolica di rinunciare alle esenzioni Ici sugli immobili».  Non solo. Amerini, rivolgendosi ai cattolici che militano nei partiti maggiori, nei movimenti sindacali, chiede di dare testimonianza cristiana mediante la presentazione di mozioni finalizzate alla sospensione, anche solo temporanea, dell'8 per mille.  «Congeliamolo per un anno o due così da ripartire i sacrifici su tutti anche sulla chiesa e la sua enorme e costosissima infrastruttura».  Attenzione. Amerini non chiede di tagliare denari alla Caritas, che nei prossimi anni avrà anzi il suo daffare per le nuove povertà diffuse, ma chiede che l'8 per mille venga ridistribuito dallo Stato nel sociale, in un'ottica di equità e di bisogni emergenti.  Il Vangelo peraltro ricorda che per i ricchi c'è già la punizione divina della "macina al collo" ma questa condanna sacra non serva come alibi ai cattolici per mettere in pace la loro coscienza.  «Oggi - conclude Amerini - proprio quella macina che il Governo ha stretto intorno al collo delle famiglie deve essere alleggerita anche dalla Chiesa, dai preti, che ne doverebbero parlare nelle loro omelie, durante la messa, dal vescovo di Grosseto che conosce bene la situazione sociale che gli trasmette la Caritas locale, facendo capire allo Stato estero del Vaticano che non è più il tempo di chiedere ma di dare».  Amerini non usa giri di parole e va dritto al punto: «Questa è un'occasione storica per recuperare credibilità, altrimenti le macerie e la macelleria sociale di questo governo tecnico-cattolico, potrebbero travolgere definitivamente la Chiesa e la sua storia».

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