Il Tirreno

Grosseto

Finora il Comune aveva imposto norme per evitare che il centro storico si trasformasse «in una pizzeria a cielo aperto»

Anche Massa si arrende a "bar selvaggio"

Alfredo Faetti
<strong>IL SINDACO </strong>Lidia Bai
◗
IL SINDACO Lidia Bai

Il consiglio approva la deregulation: libertà di aprire locali ovunque

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA MARITTIMA. E fu così che al cospetto di San Cerbone arrivò la liberalizzazione di bar e pizzerie al taglio. Il consiglio comunale infatti ha abolito i parametri numerici per l'apertura di esercizi pubblici che offrono cibo o bevande. Alla base della svolta una legge europea e la crisi. C'era una motivazione ben precisa se fino ad oggi nel centro storico di Massa Marittima il rilascio di autorizzazioni per l'apertura di nuovi pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande era subordinato, in tutto il territorio secondo il regolamento comunale, a parametri e criteri numerici stabiliti dal Comune.  Lo ha specificato chiaramente il sindaco Lidia Bai nell'ultimo consiglio comunale: «Il contingentamento del numero di esercizi nel centro storico dipendeva dalla volontà di evitare che il centro diventasse una sorta di pizzeria all'aperto».  Un concetto ribadito nella delibera appena approvata, in cui si spiega che «il parametro numerico era stato fissato in modo da assicurare, in relazione alla tipologia degli esercizi, la migliore funzionalità e produttività del servizio da rendere al consumatore e il più equilibrato rapporto tra gli esercizi e la popolazione residente e fluttuante, tenuto anche conto del reddito della popolazione, dei flussi turistici e delle abitudini di consumo extra domestico».  Insomma, l'amministrazione non voleva che le strade medievali del centro diventassero il palcoscenico di una costellazione eccessiva di bar, fast food, pizzerie al taglio e così via, che ne avrebbe intaccato il fascino antico. E allo stesso tempo cercava di garantire un servizio di qualità per i clienti.  Però la situazione è cambiata, negli ultimi anni. Soprattutto a livello legislativo. «Nel corso dell'ultimo periodo, la materia dei pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande risulta profondamente mutata a seguito di una vorticosa evoluzione legislativa, che ha mirato a liberalizzare l'avvio anche di tali attività» continua la delibera.  «Ritenuto che in virtù dei principi della libertà di concorrenza economica e del fare impresa, già per altri comparti produttivi (attività di commercio, distribuzione di carburanti, di acconciatori ed estetisti) sono stati progressivamente eliminati i fattori limitativi legati al "numero chiuso", ovvero, alla distanza fra esercizi della medesima tipologia».  Si chiama direttiva Bolkestein, emessa dall'Unione Europea. Ma non è l'unico input arrivato all'amministrazione per liberalizzare il settore. La delibera infatti spiega che dato «il particolare trend negativo che anche l'economia di questo territorio attraversa, appare opportuno attivare tutti quei sistemi incentivanti l'insediamento di nuove attività produttive come vuole significare anche questa scelta liberalizzante l'apertura di nuovi pubblici esercizi». In questo modo il Comune ha abolito i parametri numerici, limitando il rilascio della autorizzazioni ai criteri comuni, dalle norme igienico-sanitarie ai vincoli della pubblica convivenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa