Proteste
«Ridateci il nostro circolino»
Francesca Ferri
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IL PRESIDENTE provinciale dellArci Christian Sensi L'Arci di Roselle è chiuso da un anno, ieri è apparso uno striscione
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GROSSETO. «1951: i rosellani aprono il circolino. 2010: la Quercia lo chiude. Ridatecelo». Il messaggio sullo striscione appeso ieri al circolo Arci di Roselle non poteva essere più chiaro: l'esasperazione è al limite. E l'esasperazione è quella dei 200 iscritti al Pd e dei tesserati Arci a spasso da un anno. Il "circolino", storico punto di aggregazione inaugurato 60 anni fa grazie agli sforzi della popolazione e rimasto per decenni luogo simbolo di ritrovo per il paese, ha chiuso i battenti a dicembre 2010. La struttura versa infatti in condizioni disastrate. Così non si può aprire al pubblico. Servirebbero lavori di ristrutturazione e manutenzione ma, si sa, son cose che costano. E né i proprietari, ovvero la società Quercia che gestisce i fondi per conto del partito, né gli affittuari paiono avere risorse. Per questo a fine ottobre il segretario del Pd di Roselle, Ulrica Fatarella, e il segretario del circolo Arci, Silvano Brandi, hanno lanciato un appello a chiunque avesse potuto dare una mano. L'appello, però, è rimasto inascoltato, mettendo a rischio non solo i muri, ma la stessa comunità di iscritti. Perché senza una sede il timore è che i 140 iscritti al Pd e la trentina di tesserati Arci possano migrare altrove. Le riunioni di partito, ad esempio, sono già state traslocate nella sede centrale di via Svizzera. Il disagio, ieri, si è trasformato in parole e gesti. Lo striscione è apparso in bella vista sulla facciata che dà sulla via principale di Roselle, attaccato al muro verde tra crepe e serrande abbassate. Chi ce l'abbia messo, non si sa. «Non so niente di questa iniziativa ma mi fa piacere perché significa che c'è interesse», spiega Christian Sensi, presidente provinciale dell'Arci. «Il circolo va ristrutturato - prosegue - c'è da fare il tetto e altro. Ma purtroppo non si è fatto avanti nessuno per dare un contributo. Del resto, di questi tempi...». Difficile, per Sensi, far fronte alla richiesta di un affitto rincarato dalle maggiorazioni necessarie per la ristrutturazione. «Se la Quercia vuole dare a quell'immobile una connotazione sociale, la soluzione si trova - spiega il presidente - ma se vogliono un affitto su parametri commerciali non si può. La nostra intenzione è di farne un centro di aggregazione culturale. E come Arci abbiamo commissionato una perizia. Il primo passo per aiutare la causa, però, è iscriversi: più siamo, più ci faremo sentire».
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