Sicurezza
La rabbia dei grossetani va in tv
Sara Landi
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IL GIORNALISTA Vittorio Introcaso In diretta su Raidue la città racconta i suoi timori e il suo scontento
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GROSSETO. Lotta all'evasione fiscale, stop ai privilegi della casta e agli sprechi e misure per far ripartire i consumi. Altro che colpire i pensionati. Così ieri pomeriggio il programma di Rai Due "L'Italia sul 2" ha dato voce agli "indignati" grossetani che hanno detto la loro dal Corso grazie alla presenza della troupe Rai dell'inviato Vittorio Introcaso. In scaletta c'era la riforma delle pensioni, ma è stato solo lo spunto per una riflessione sul momento che il Paese sta attraversando, «raccontato stavolta - sottolinea Introcaso - dal Paese reale, senza filtri, come deve fare il servizio pubblico». Tra gli interventi andati in onda ieri c'è quello di un noto medico di famiglia, Angelo Taviani. La dimostrazione che la crisi, e le cure adottate, colpiscono senza distinzioni di ceto. «Pensavo - confessa Taviani - di dover sì lavorare ancora qualche anno ma di poter andare in pensione presto per dedicare finalmente tempo a una famiglia che non mi vede mai a causa del mio lavoro. Da un giorno all'altro è cambiato totalmente il mio progetto di vita». Sì perché, come evidenzia Introcaso, si rischia di vedere solo l'impatto pesante della manovra sulle tasche degli italiani e di trascurare invece la dimensione umana di chi già pregustava il meritato riposo dopo anni di sacrifici e dovrà rivedere tutti i suoi programmi. Con Taviani la moglie Alessandra, che ha le idee ben chiare su cosa il cosiddetto "decreto Salva Italia" avrebbe dovuto fare e non ha fatto: «Che fosse una manovra necessaria rispetto ai disastri del governo precedente non c'erano dubbi - sostiene Alessandra - ma bisognava toccare prima di tutto i privilegi della casta politica. E avere ad esempio il coraggio di spalmare sulle pensioni di tutti i cittadini quei 4 miliardi di euro all'anno che costano allo Stato le sole auto blu e scorte ai politici». Ma c'è un'altra coppia di numeri che secondo Alessandra dà la misura dei costi spropositati della casta in Italia rispetto al resto del Mondo: «Com'è possibile che nella sola Toscana ci siano 55 consiglieri regionali, poco più della metà dei senatori americani che sono 100. Cento sì, ma per tutti gli Stati Uniti d'America. Da lì, dalla riduzione di parlamentari e consiglieri nei vari enti bisognava partire, non certo dai pensionati». Viene fuori anche il problema di chi non può rimandare la pensione per il tipo di lavoro che fa. Come gli artigiani che fanno un lavoro di precisione. È il caso di Antonio De Florio, odontotecnico in uno studio cittadino. Qui contano tantissimo, tra le altre capacità, l'acuità visiva e la mano ferma, caratteristiche più di altre soggette agli effetti dell'età che avanza. «Ho già 26 anni di contributi - spiega preoccupato De Florio - e con le nuove regole introdotte dal decreto potrò andare in pensione a 67 anni. Ma a quell'età sarò già da molti anni di fatto tagliato fuori dal mercato del lavoro perché non sarò più in grado di fare quel che faccio ora». Quello che si percepisce è che i sacrifici si possono anche accettare, a patto che siano per tutti e che non si limitino a salvare l'Italia, ma anche a cambiarla. «Siamo anche d'accordo a fare sacrifici - dice un collega di De Florio, Roberto Mambrini - ma vogliamo vedere un Paese diverso, dove non ci sono più sprechi di denaro pubblico e dove le infrastrutture che servono si fanno e in tempi certi». «Serviva una manovra che colpisse i diritti acquisiti e l'evasione fiscale - sostiene dal canto suo l'imprenditore follonichese Dino Monciatti - invece misure come l'innalzamento dell'Iva scoraggeranno ancora di più i consumi incentivando il nero». E non manca, fuori onda, l'intervento colorito dell'anziana pensionata che preferisce non farsi intervistare in tv «perché lo so che mi sento male se dico quello che penso. Vedi a battergli le mani, ai politici. Bisognerebbe battergliele sì, ma nel muso». Il malcontento in Maremma lo si racconta anche così.
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