Italia
L'inceneritore torna a bruciare
Alfredo Faetti
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LINCENERITORE di Scarlino Energia. A sinistra, il sindaco di Follonica Il Consiglio di Stato promuove Scarlino Energia
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SCARLINO. L'inceneritore di Scarlino è pronto a riaprire i battenti. Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva, presentata dalla società, sulla sentenza del Tar che ha annullato le autorizzazioni all'impianto. Una decisione basata sulla «non comprovata gravità dei danni ambientali e alla salute». Ma Follonica è già pronta a costituirsi per difendere la sua posizione. Un mezzo colpo di scena che, allo stesso modo della sentenza del Tar, avrà reazioni diverse. «Accogliamo questa decisione con serenità» dice Eleonora Baldi, sindaco di quel Comune che ha presentato il ricorso con cui sono state annullate la Via e l'Aia. Meno sereni saranno probabilmente gli ambientalisti, che avevano salutato come una vittoria la decisione del tribunale fiorentino. A gioire, invece, ci sono Scarlino Energia e i suoi dipendenti, che adesso, un poco alla volta rientreranno dalla cassa integrazione. Divisioni a parte, comunque, c'è la decisione del Consiglio di Stato, presa dal suo presidente Luciano Barra Caracciolo secondo un iter accelerato (il ricorso, Scarlino Energia, lo ha infatti presentato martedì). Il codice civile dà al presidente il potere di concedere la sospensiva in particolari casi d'emergenza. E, stando alle motivazioni, questo caso non fa eccezione, visto che il collegio ha «rilevato che l'appello prospettato appare connotato dalla estrema gravità in relazione ai danni gestionali e finanziari specificamente addotti». In questo modo, il Consiglio di Stato ha concesso alla società di riprendere i lavori data «la non attuale e comprovata gravità dei contrapposti danni ambientali e alla salute», ossia quelli elencati nel ricorso presentato dal Comune di Follonica e accolto dal Tar. Ma attenzione: la crisi è tutt'altro che scongiurata. La sospensiva resterà in vigore soltanto fino alla camera di consiglio, fissata per il 10 gennaio, quando si terrà l'udienza sulla sospensiva stessa (non nel merito del ricorso). Dopodiché a decidere del destino dell'impianto del Casone sarà ancora una volta un giudice. Intanto, però, questa decisione è ossigeno puro per Scarlino Energia e i suoi 65 dipendenti. «L'impianto è in condizioni di poter riprendere l'attività» fa sapere la società. Del resto, nell'inceneritore non si è mai smesso di lavorare. Le ordinanze firmate dal presidente Leonardo Marras prima, che hanno permesso di smaltire 400 tonnellate di cdr già stoccato, e le piccole attività parallele all'incenerimento (manutenzione depurazione delle acque e laboratorio) dopo, hanno dato modo alle maestranze di continuare a lavorare, seppur da una settimana circa sia scattata la cassa integrazione. Adesso l'attività riprenderà gradualmente: inanzittutto, occorre trovare altro cdr da bruciare nell'impianto, visto che le scorte sono finite; poi, poco alla volta, i dipendenti rientreranno dalla cassa integrazione, in base ai carichi che raggiungeranno il Casone. In mezzo alla soddisfazione degli uomini e delle donne di Scarlino Energia, poi, c'è la Baldi. «Così come abbiamo appreso con piacere la sentenza che ci ha dato ragione, adesso accettiamo questa decisione» dice. Però il sindaco di Follonica vuole proseguire con la strada intrapresa, basata «sulla sicurezza», sottolinea. «Ci costituiremo per difendere la nostra posizione, dando mandato ai nostri legali di presentare le nostre memorie».
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