Finanza
In Maremma il killer dei pini
Enrico Giovannelli
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TAGLIATI. Pini abbattuti perché attaccati dal parassitaE' una vera strage: solo alle Rocchette 150 abbattimenti all'anno
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CASTIGLIONE. In un silenzio assordante, come solo un albero che cade in un bosco può fare, da anni in modo subdolo ma inesorabile, diversi parassiti hanno iniziato a sterminare la pianta caratteristica della Maremma: il pino. Una strage che si evolve ad un ritmo devastante, che sta uccidendo le nostre pinete, passata quasi inosservata, ma che in pochi anni potrebbe mettere in ginocchio una delle risorse incontrastate del nostro turismo. A sentire gli esperti tutto è nato da una coccinella, il "Matsucoccus feytaudi" appartenente a un gruppo di insetti fitomizi o succhiatori di linfa vegetale, che vive esclusivamente sul pino marittimo (Pinus pinaster) nella parte viva della corteccia da cui succhia la linfa elaborata.
Partito dalle regione atlantiche come Marocco, Spagna, Portogallo e Francia (in questi luoghi sembra però non causare gravi danni), ben presto questo "virus" letale come nessun altro, si è propagato anche in Italia: e le conseguenze in poco tempo sono catastrofiche. Ne sa qualcosa la pineta di San Rossore a Pisa (gli abbattimenti non si contano più), ma ora anche i pini della Maremma sono a rischio "estinsione", e non è un modo di dire. Insieme alle più conosciute malattie come la "processionaria" o la "tignola", questa coccinella agisce in modo incredibile: il pino aggredito in pochi mesi si consuma come una candela (la pianta non può più nutrirsi, con la sua linfa succhiata dal parassita), e al momento non ci sono cure: l'albero, praticamente si secca e va tagliato per non far ammalare quelli vicini con la propagazione aerea del parassita che vola (in numero imprecisato) negli alberi limitrofi. L'azienda castiglionese di Rinaldo Favilli (in questi giorni diventato papà di Tommaso) insieme al babbo Luigi, da tutta la vita si occupa della cura di giardini e delle piante. Non passa giorno che al vivaio a Pian di Rocca non arrivino segnalazioni e lamentele. Proprio Luigi Favilli, che aveva ereditato da suo padre l'attività di famiglia, racconta quello che sta succedendo specialmente lungo la nostra costa: «La situazione è da allarme rosso - conferma Favilli. I pini stanno morendo e purtroppo ogni giorno che passa se ne ammalano sempre di più».
All'interno della pineta di Roccamare sembra di attraversare un cimitero: nei 50 ettari della tenuta si può calcolare almeno una presenza di 15 mila piante, con un ritmo di circa 150 pini da tagliare all'anno. Una situazione insostenibile, che potrebbe vedere un'accelerazione in pochi mesi. Favilli racconta: «Ormai ogni giardino è colpito da questa malattia. Gli alberi al proprio interno sono come devastati da questo parassita, e l'unico rimedio è tagliarli. Però non è una cosa semplice. I costi sono notevoli, sia per gli abbattimenti che per lo smaltimento (nell'ordine di alcune centinaia di euro a pianta per i due interventi). E i proprietari (che sono praticamente obbligati a tagliare gli alberi malati) a volte non si rendono nemmeno conto della pericolosità e dei rischi per i luoghi». Le cure di fatto per salvare gli alberi malati non esistono. Si potrebbe intervenire però, per cercare di non far ammalare gli alberi che ancora non sono stato "invasi": l'intervento è costoso, e servirebbero gli elicotteri o gli aerei, per irrorare dall'alto vaste aree. Tutte le pinete sono a rischio, con i danni che potrebbero essere incalcolabili.
Partito dalle regione atlantiche come Marocco, Spagna, Portogallo e Francia (in questi luoghi sembra però non causare gravi danni), ben presto questo "virus" letale come nessun altro, si è propagato anche in Italia: e le conseguenze in poco tempo sono catastrofiche. Ne sa qualcosa la pineta di San Rossore a Pisa (gli abbattimenti non si contano più), ma ora anche i pini della Maremma sono a rischio "estinsione", e non è un modo di dire. Insieme alle più conosciute malattie come la "processionaria" o la "tignola", questa coccinella agisce in modo incredibile: il pino aggredito in pochi mesi si consuma come una candela (la pianta non può più nutrirsi, con la sua linfa succhiata dal parassita), e al momento non ci sono cure: l'albero, praticamente si secca e va tagliato per non far ammalare quelli vicini con la propagazione aerea del parassita che vola (in numero imprecisato) negli alberi limitrofi. L'azienda castiglionese di Rinaldo Favilli (in questi giorni diventato papà di Tommaso) insieme al babbo Luigi, da tutta la vita si occupa della cura di giardini e delle piante. Non passa giorno che al vivaio a Pian di Rocca non arrivino segnalazioni e lamentele. Proprio Luigi Favilli, che aveva ereditato da suo padre l'attività di famiglia, racconta quello che sta succedendo specialmente lungo la nostra costa: «La situazione è da allarme rosso - conferma Favilli. I pini stanno morendo e purtroppo ogni giorno che passa se ne ammalano sempre di più».
All'interno della pineta di Roccamare sembra di attraversare un cimitero: nei 50 ettari della tenuta si può calcolare almeno una presenza di 15 mila piante, con un ritmo di circa 150 pini da tagliare all'anno. Una situazione insostenibile, che potrebbe vedere un'accelerazione in pochi mesi. Favilli racconta: «Ormai ogni giardino è colpito da questa malattia. Gli alberi al proprio interno sono come devastati da questo parassita, e l'unico rimedio è tagliarli. Però non è una cosa semplice. I costi sono notevoli, sia per gli abbattimenti che per lo smaltimento (nell'ordine di alcune centinaia di euro a pianta per i due interventi). E i proprietari (che sono praticamente obbligati a tagliare gli alberi malati) a volte non si rendono nemmeno conto della pericolosità e dei rischi per i luoghi». Le cure di fatto per salvare gli alberi malati non esistono. Si potrebbe intervenire però, per cercare di non far ammalare gli alberi che ancora non sono stato "invasi": l'intervento è costoso, e servirebbero gli elicotteri o gli aerei, per irrorare dall'alto vaste aree. Tutte le pinete sono a rischio, con i danni che potrebbero essere incalcolabili.
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