Finanza
Il settore in allarme: nella nostra zona seimila posti barca in dieci porti
«Una mazzata sulla Maremma»
Francesca Gori
◗
NAUTICA. Lapprodo turistico di Porto Ercole Luciano Serra (Assonat): il turismo nautico si sposterà all'estero
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Lo bollano come il «maledetto provvedimento». L'Assonat, l'associazione nazionale approdi e porti turistici, guidata dall'avvocato Luciano Serra, non utilizza mezzi termini. Tassare le imbarcazioni, da 10 metri in su, non significa mettere le mani in tasca a chi ha i soldi. Ma far saltare un indotto di tantissimi addetti che sono operai e piccoli artigiani. Per far confluire nelle casse dello Stato soldi che non serviranno a creare nuovi posti di lavoro. Anzi. Le tabelle parlano chiaro. Chi ha una barca da dieci metri, pagherà oltre duemilacinquecento euro all'anno di tassa. Chi invece, la barca può permettersela da 50 metri, ne dovrà sborsare 54.750. «E i nostri porti, in tutta Italia ma anche in Maremma, si svuoteranno - dice Serra - il turismo nautico si sposterà all'estero, in Corsica, come in Grecia o in Turchia, e l'indotto crollerà paurosamente». Uno spettro che ieri, per tutto il giorno, si è aggirato sui porti e sui lavoratori che vivono di nautica. «Nella nostra provincia, i posti per le imbarcazioni da cinquanta metri sono pochi - aggiunge Fabrizio Palombo, agente marittimo e collaboratore tecnico di Federagenti, sezione Yacht - e anche se con questa manovra si è cercato di colpire un ceto considerato ricco, alla fine, in termini di perdita dei posti di lavoro sarà un disastro». I conti sono presto fatti. In Maremma, i porti turistici sono quelli di Cala Galera, Punta Ala, Marina di Scarlino e Marina di Grosseto. Gli altri, isola del Giglio compresa, sono polifunzionali: attraccano a quelle banchine anche le barche da pesca. Palombo, su questa manovra non si sbilancia. «Bisogna leggere bene il testo - aggiunge - ma se le cose stanno così, hanno fatto un errore non da poco. Per tassare chi ha i super-yacht bisogna andare a mettere le mani sull'utilizzo, non sulle proprietà». Perché dietro a quelle navi da favola, non c'è quasi mai un proprietario, ma una società di leasing. «E il carburante - dice Gabriele Fusini, presidente di Cna - viene acquistato a tariffe agevolate». Fusini e Palombo, nel settore della nautica, ci lavorano da sempre. Il primo ha un'azienda di elettrotecnica specializzata nel settore nautico, la Elettromar. Il secondo, è un agente marittimo. E la crisi della nautica, che da anni sta mangiando capitali alle imprese, rischia di diventare in questo modo una strada di non ritorno. I posti barca turistici, in Maremma, sono circa seimila. La maggior parte dei porti accolgono solo imbarcazioni di 10-12 metri o poco più. «Senza contare che le barche superiori ai 24 metri - aggiunge Luciano Serra, presidente Assonat e amministratore delegato della Marina di San Rocco - lasciano sul territorio il 7% del loro valore, ogni volta che ormeggiano». Soldi, che servono per mantenere l'indotto della nautica. «Bar, ristoranti, negozi - aggiunge - rischiano di chiudere, mandando a casa tantissimi dipendenti». Una medaglia che ha tante facce, quella della tassazione delle imbarcazioni. In Maremma, la nautica è anche Eurovinil, che ha 190 dipendenti e che realizza le zattere di salvataggio per le imbarcazioni. Un lavoro che mantiene appunto 190 famiglie. «Anche in quell'azienda - aggiunge Serra- il campanello d'allarme è già suonato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
