Gioco
Ratti nell'ufficio turistico Parte la disinfestazione Impiegata finisce all'ospedale
Francesca Ferri
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EX GRANAI della Fortezza Orsini oggi elegante sede di mostreLocali riaperti sabato ma stamani ci sarà un nuovo sopralluogo A rischio il vernissage di ArtExpò previsto per il 10 dicembre
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PITIGLIANO. I ratti invadono gli ex granai della Fortezza Orsini, la dipendente dell'ufficio turistico finisce in ospedale e la mostra di fine anno rischia di slittare. Sono gli effetti collaterali dell'arte contemporanea a Pitigliano, dove gli ex granai, oggi riconvertiti in spazio espositivo, sembrano essere tornati all'antico uso. Quello di custodire cibarie. In questo caso, però, si tratta di cibo per topi. Questa la cronaca. Martedì scorso nell'ufficio turistico, che occupa una parte degli ex granai, c'è un un tanfo insopportabile ed escrementi di ratto ovunque, sui ripiani, sul pavimento. Le tracce sono disgustose e inequivocabili: l'ufficio è stato invaso dai tarponi nelle ore di chiusura. Parte la segnalazione al Comune che, l'indomani, fa avviare la derattizzazione. L'intervento cade proprio nei giorni in cui era prevista la chiusura per permettere all'addetta di partecipare alla Borsa turismo di Firenze. Il sabato, al rientro della signora, il locale riapre; non giunge infatti nessuna comunicazione che impone di tenere abbassata la saracinesca. L'addetta riprende il suo posto ma, alla fine della giornata, qualcosa non va. Avverte un gonfiore alla bocca e senso di svenimento e viene soccorsa e portata all'ospedale. Che siano le conseguenze dell'esposizione agli escrementi dei ratti? O forse è un'intossicazione dalle sostanze usate per la disinfestazione? I sanitari contattano subito l'operatore che ha eseguito l'opera per conoscere le sostanze impiegate. Sono la colla Top Gum, usata per le trappole, e il Nocurat, una sostanza paraffinata. Quindi chiedono consulenza del centro antiveleni di Milano che però tranquillizza: questi prodotti - spiegano i medici lombardi - non sono particolarmente nocivi dunque il consiglio è di trattare la paziente come se avesse avuto una reazione allergica. Alla signora viene fatta una flebo. Il sospetto, a quel punto, torna sui "tarponi". Il medico contatta il Comune e il responsabile della derattizzazione per il controllo ambientale della struttura prima della riapertura. La notizia, nel frattempo, ha fatto il giro del paese ma ancora non c'è lieto fine. La signora, che sabato era rientrata a casa nonostante il parere contrario dei medici, è tornata ieri all'ospedale per un controllo e stavolta è stata trattenuta sotto osservazione per 24 ore. Ma da dove sono usciti questi ratti? Le cause sono ancora tutte da verificare ma le tracce lasciate dagli affamati roditori danno qualche indizio. Oltre agli escrementi e alla pipì, inequivocabili impronte di zanne di ratto vengono rinvenute su un quadro che si trova nell'area espositiva e che è stato realizzato con il riso. L'opera, di soggetto sacro e di enormi dimensioni, donata al Comune dall'artista, deve essere stata "annusata" dai ratti che, a quanto pare, hanno apprezzato l'inatteso banchetto. Un banchetto che è rimasto indigesto alla malcapitata dell'ufficio turistico. Ma non solo a lei. Anche l'associazione Arcadia non l'ha digerito. Oggi, infatti, avrebbe dovuto iniziare ad allestire la mostra ArtExpò011, la cui inaugurazione è prevista per il 10 dicembre. «Domani (oggi per chi legge, ndr) faremo un sopralluogo per vedere se i locali possono essere aperti o no - spiega il custode di Arcadia, Mauro Scalampa - e nel caso non fosse possibile dovremo attendere i 15 giorni canonici che devono trascorrere dopo le disinfestazioni. Così si slitterebbe al 14 dicembre creando disagio». Disagio che si accumula a un ricovero in ospedale, che si somma a un'opera d'arte rovinata. Ma il sindaco minimizza. «Per me non c'è nessun inconveniente - spiega Dino Seccarecci - è stata una semplice operazione di derattizzazione come ne facciamo tante. Abbiamo una convenzione col Consorzio Bonifica per fare le derattizzazioni: che notizia è che in paese ci sono i ratti?». Ratti sì, ma che si cibano di arte contemporanea. Questa sì che è una notizia.
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