Il Tirreno

Grosseto

Quando la terra unisce etica e profitto

Maurizio Bernardini
<b>AGRICOLTURA</b> biologica nei terreni acquistati con il Gat
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AGRICOLTURA biologica nei terreni acquistati con il Gat

Dalla Lombardia a Scansano l'esperienza del Gruppo acquisto terreni Aziende agricole "bio", delle quali ciascuno può comprare una quota

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 GROSSETO. Si chiama Gat ed è una nuova realtà di finanza etica che, dopo il mantovano, sta prendendo piede anche in Maremma. Le tre lettere che compongono la sigla stanno per Gruppo Acquisto Terreni, un acronimo che ricorda i Gas, gruppi acquisto solidale, nati anch'essi nella pianura padana.  La linea dei gruppi di acquisto è semplice: investire, tramite decine e decine di singole quote, su terreni agricoli creando aziende a responsabilità limitata che coltivano e vendono prodotti biologici, rivalutano l'ambiente, lo salvaguardano dalla cementificazione e condividono sani valori. Col passare dei mesi sono stati in molti ad aggiungersi a quella che, all'inizio, era poco più di una scommessa. Oggi sono oltre 120 i soci delle due aziende agricole presenti in Italia, più di 50 quelli che hanno investito nella struttura immersa in oltre 60 ettari di verde sulle colline di Scansano.  Emanuele Carissimi è un componente del direttivo Gat, e presidente del gruppo attivo in Maremma. Durante un incontro di presentazione ci ha parlato meglio di questa realtà.  Presidente, perché scegliere di aderire a un gruppo di acquisto terreni?  «È un ottimo investimento, sicuro. A differenza del mattone non è affatto in calo. Magari le case si svalutano, queste aziende no. Ed il rischio di fallimento è praticamente nullo visto che le spese sono quasi vicine allo zero. È una soluzione alternativa alla Borsa. Un nuovo modo di fare economia, solidale e sostenibile».  Quanto costa acquistare una quota?  «Undicimila e cinquecento euro».  Possono esistere soci di maggioranza?  «Praticamente no e comunque sarebbe una maggioranza molto relativa: per regolamento non è infatti consentito l'acquisto di oltre quattro quote su cento».  Che destinazione hanno i terreni acquistati? Cosa volete coltivare e allevare?   «Vi è una parte dedicata agli ospiti, un agriturismo insomma, con dodici posti letto divisi in tre bilocali. Abbiamo centocinquanta olivi e molte verdure da orto. Per adesso alleviamo api, capre, galline e più in qua ci piacerebbe allargare il tutto verso suini di cinta senese».  Insomma c'è da guadagnarci?  «Diciamo che per prima cosa puntiamo a limitare al massimo le spese grazie a un'autosufficienza energetica e, in seguito, alimentare: abbiamo già un pozzo e l'accesso a due fonti, presto poi installeremo impianti di solare sia termico che fotovoltaico. Infine utilizziamo molto la legna del nostro bosco. Se abbatti i costi aumenti, di conseguenza, i ricavi. Abbiamo calcolato che, superati i primi tre anni che consideriamo come start up, avremo già i primi dividendi che stimiamo intorno ai trecento euro. Non è molto, ma l'investimento è certo».  Quante persone lavorano a Scansano?  «Sei, tre coppie di giovani che amano la natura».  Esiste una possibilità di recesso dal gruppo?  «Sì, ma con delle cadenze minime precise per evitare speculazioni e non smontare il progetto. Vi è comunque molta flessibilità».  Perché avete scelto la Maremma?  «Perché è una terra splendida. Quando vedemmo l'offerta del terreno a Scansano pensammo che valeva perlomeno un viaggio. Visto il tutto di persona poi, era ancora più bello. Ci convinse subito».  Chi fosse interessato al Gat, a chi deve rivolgersi?  «Per ottenere ogni genere di risposta basta andare sul sito Internet www.gatscansano.it, esiste un modulo informativo assolutamente non vincolante».

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