Il Tirreno

Grosseto

Addio professione Il mecenate Luzzetti è tutto per Grosseto

<strong>MECENATE </strong>Gianfranco Luzzetti e (a sinistra) alcune opere della mostra “La Bella Maniera” del 2008
◗
MECENATE Gianfranco Luzzetti e (a sinistra) alcune opere della mostra “La Bella Maniera” del 2008

4 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Dopo mezzo secolo di attività antiquaria il mecenate lascia tutto e si dedica alla "sua" Grosseto. L'addio di Gianfranco Luzzetti, privo di rimpianti e nostalgie, è affidato a una lunga lettera che traccia un commosso bilancio di fine carriera. Un bilancio proiettato a un futuro nel quale proprio Grosseto avrà un ruolo centrale: qui infatti approderà parte sostanziosa dell'immenso patrimonio di opere d'arte di proprietà di Luzzetti, che l'antiquario donerà al Comune e alla nascente Pinacoteca civica dell'ex convento delle Clarisse.  «Dopo cinquantadue anni di attività - scrive Luzzetti - chiudo la mia galleria d'antiquariato di Firenze. Il mio pensiero va a tutto il lavoro svolto e, senza fare consuntivi perché ho ancora obiettivi importanti da realizzare, mi piace rivolgere un breve e affettuoso tributo pubblico alle persone che ho incontrato e alle città che mi hanno ospitato. Prima tra tutte Milano, che per me, nato nella Maremma toscana, è stata città d'adozione, luogo che mi ha formato culturalmente e che mi ha lanciato nel seducente mondo dell'antiquariato. Il capoluogo lombardo della ricostruzione post-bellica, così attivo e stimolante, mi ha arricchito delle idee e dell'entusiasmo necessari per intraprendere una carriera così lunga e difficile, ma anche ricca di successi e soddisfazioni. Nel negozio di via Montenapoleone ho incontrato non solo grandi collezionisti e appassionati d'arte, ma anche i direttori dei maggiori musei del mondo e i grandi intellettuali dell'epoca, tra cui Eugenio Montale che mi chiamava "toscanaccio" e con il quale condividevo una serena e confidenziale amicizia. A tutti loro rimango ancora oggi riconoscente e debitore. In quegli anni ho compreso che l'attività dell'antiquario doveva integrare il ruolo commerciale con la ricerca e la valorizzazione di quegli aspetti che, promuovendo bellezza e cultura, potessero apportare beneficio all'intera comunità; così ho cominciato a partecipare e organizzare mostre in tutta Italia: in Palazzo Braschi a Roma, in Palazzo Grassi a Venezia, ad Assisi nel Sacro Convento di San Francesco, a Bologna, a Faenza e naturalmente a Milano in Palazzo Reale. Se Milano ha rappresentato la cornice dei primi importanti traguardi, Firenze, dove mi sono trasferito nei primi anni Ottanta, ha ospitato la mia maturità professionale e l'affermazione internazionale. Nel capoluogo toscano, nonostante i numerosi viaggi all'estero per studiare e acquisire sempre nuovi capolavori, ho portato avanti con impegno e dedizione nuovi progetti e incarichi. La galleria allestita nel palazzo di via Borgo San Jacopo, dove ancora oggi risiedo e dove ha preso corpo la mia collezione d'arte, ha ospitato studiosi e clienti di ogni parte del mondo, diventando la base progettuale di un lavoro infaticabile. Da lì ho contribuito al rinnovamento della Biennale Mostra Mercato di Palazzo Strozzi e alla riscoperta e rivalutazione, insieme ad importanti storici dell'arte - tra cui Piero Bigongiari, Mina Gregori, Gigi Baldacci, Giuseppe Cantelli, Sandro Bellesi e tanti altri - di quel filone della pittura barocca a lungo dimenticato dalla critica: il "Seicento Fiorentino". Adesso è arrivato il momento di chiudere la galleria, senza rimpianti e nostalgie».  Senza rimpianti, perché Luzzetti ha già nuovi e importanti progetti sui cui lavorare. Tra i quali, appunto, lo straordinario "progetto Grosseto". «La mia attività non si ferma. Mi attendono nuove e impegnative sfide culturali, in particolare una editoriale e una museale. La prima è relativa alla nascita di una nuova collana editoriale, la "Gianfranco Luzzetti Studi d'arte e collezionismo", che l'anno scorso ha già prodotto un prestigioso volume di Giuseppe Cantelli: "Francesco Furini e i Furiniani". La seconda è legata al mio lascito testamentario: dopo anni di collaborazione con l'amministrazione comunale di Grosseto, che mi hanno portato a organizzare nel capoluogo maremmano mostre di rilievo come "Teatralità nel Barocco fiorentino" (2007), "La Bella Maniera in Toscana" (2008) e "Signori di Maremma, elites etrusche tra Populonia e il Vulcente" (2009), il sindaco di Grosseto ha deciso di istituire, nei locali dell'ex convento delle Clarisse, una Pinacoteca dedicata alle oltre 130 opere della mia collezione personale che ho deciso di donare alla mia città di origine. Ai cittadini di Grosseto andrà anche la mia biblioteca d'arte, costituita da migliaia di volumi, che sarà destinata a un Centro studi per i giovani. La Pinacoteca e il Centro studi rappresenteranno la degna conclusione della mia carriera, perché racchiuderanno non solo il frutto del lavoro appassionato di una vita, capace di fornire un contributo per illustrare la storia del collezionismo italiano, ma anche l'occasione per rilanciare una terra che amo moltissimo e che ha bisogno di nuovi fermenti culturali e opportunità turistiche. Molti, dall'esterno, hanno fatto pressioni per farmi cambiare idea e destinare la mia collezione d'arte e la mia biblioteca ad altre città e altre sedi, ma io continuo a sentire dentro di me una spinta emotiva che vuol vedere maturare nella mia Grosseto, gli esiti di tante fatiche e gioie vissute nel corso di una lunghissima e straordinaria carriera».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa