Trasporti
Morì in auto, amico a processo
Pierluigi Sposato
Chi guidava quando perse la vita Simone Bertelli? Il caso si riapre
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MASSA MARITTIMA.Dovrà essere un processo a stabilire la verità sulla morte di Simone Bertelli, il massetano di 32 anni vittima di un incidente stradale avvenuto il 13 marzo 2010. Lo ha deciso il gip Marco Mezzaluna, che ha ordinato al pm Giuseppe Coniglio la "formulazione coatta" dell'imputazione di omicidio colposo nei confronti di Luca Bongini, 30 anni, l'amico che quella notte era con lui sull'auto, una Volkswagen Golf che si era ribaltata tra Valpiana e l'Accesa. Il giudice ha accolto la seconda opposizione all'archiviazione (dopo un supplemento di indagini) avanzata dall'avvocato Loredana Luiso per conto dei genitori di Simone, Daniele e Anna Rita. Nessuna persecuzione giudiziaria, ribadisce il legale, ma solo l'esigenza di capire cosa è successo. E soprattutto chi era alla guida. Finora, le conclusioni dell'indagine hanno portato a individuare Bertelli come il conducente. Sarà comunque un processo «esclusivamente indiziario», prevede il giudice nell'ordinanza. Ma solo un dibattimento potrà far emergere le eventuali responsabilità. Ciò che il gip sente di concludere al momento è che è possibile che Bertelli «in realtà sedesse sul sedile lato passeggero, lo stesso dove è stato visto dormire poco prima dell'incidente, e che per effetto della forza centrifuga verso destra innescata dal ribaltamento sull'asse longitudinale dell'autovettura e conseguente urto violento sul tettuccio dopo che la macchina si è rovesciata sul lato destro, sia stato sospinto verso il lato guidatore - lato che nel frattempo, dopo il ribaltamento, si trovava ovviamente a destra rispetto all'asse longitudinale centrale di rotazione - così consentendo a Bongini di trascinarlo fuori per i piedi». Molto, se non tutto, ruota sulla posizione del sedile di guida, trovato molto ravvicinato al volante: l'esperimento disposto dal gip ha dimostrato che Bertelli - 1,90 di altezza per 90 chili- non ci sarebbe potuto entrare. Secondo il pm, il sedile potrebbe essersi spostato accidentalmente o successivamente. Ma il gip ritiene questa spiegazione poco plausibile, anche perché il corpo era stato trovato dai soccorritori già adagiato sull'asfalto (Bongini aveva raccontato di averlo estratto lui stesso). È vero però che l'esame del dna ha stabilito che le tracce ematiche sull'airbag lato passeggero sono attribuibili a Bongini e che quelle sull'airbag lato guida non sono compatibili con quelle dell'indagato. Ma è verosimile che gli agenti atmosferici possano aver compromesso le tracce. E che «le tracce ematiche all'interno possano essersi confuse a causa della forza centrifuga generata dal rovesciamento sull'asse longitudinale e conseguente scarrocciamento in direzione opposta da quella di provenienza». A giudizio del gip, esaminate le foto, «ben difficilmente Bongini avrebbe potuto tirare fuori l'amico dal lato di guida perché vi era la fossa e la portiera aperta impediva di trascinare il corpo tutto attorneo alla parte anteriore del veicolo per poi farlo trovare sul lato opposto, quello del passeggero, nella posizione in cui è stato trovato dai soccorritori. Si può pertanto affermare che il corpo è stato tirato fuori dalla vettura dal lato passeggero». Bertelli sarebbe stato seduto sul lato passeggero, senza cinture (per questo si sarebbe causato le lesioni interne mortali, sbattendo contro gli elementi interni). Non appare di alcuna utilità procedere alla riesumazione, conclude il gip, ma il quadro indiziario va valutato in dibattimento. Dunque, imputazione coatta.
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