Il Tirreno

Grosseto

Vescovo in aula, Napolitano dice sì

Elisabetta Giorgi
<b>PROTESTE.</b> Luciano Cal&igrave; (Uaar) e la scuola di via Sicilia a Grosseto
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PROTESTE. Luciano Calì (Uaar) e la scuola di via Sicilia a Grosseto

Respinto il ricorso della Uaar contro la visita pastorale nel 2008

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 GROSSETO. Napolitano boccia i laicisti e decreta: vescovi-atei uno a zero. D'ora in poi i prelati potranno andare in visita pastorale nelle scuole pubbliche senza temere denunce dai "non credenti": a stabilirlo è un decreto del presidente della Repubblica che recepisce un parere emesso dal Consiglio di Stato.  Il casus belli, destinato a fare scuola nella giurisprudenza italiana e finito a tamburo battente, ieri, sotto i riflettori della stampa nazionale cattolica, è esploso a Grosseto nel 2008 quando monsignor Franco Agostinelli ha compiuto un giro di visite pastorali nelle scuole grossetane, suscitando il fermo disappunto dei laicisti. In particolare il coordinamento locale e nazionale della Uaar (unione atei e agnostici razionalisti) che con un ricorso straordinario al Capo dello Stato si opposero all'atto con cui la dirigente scolastica della scuola elementare di via Sicilia dava il via libera alla visita del vescovo.  Oggi il presidente Napolitano, dopo aver recepito un parere del Consiglio di Stato emesso nella seduta del 21 aprile 2010, ha firmato un decreto che respinge la posizione degli atei e dà ragione al vescovo; il quale nel 2008 ha operato correttemante e conseguentemente potrà tornare in visita pastorale nelle scuole maremmane quando vorrà, senza paura di essere denunciato da genitori anticlericali. Sua Eccellenza - a detta dei massimi giudici amministrativi e del Capo dello Stato - ha agito bene poiché «la visita pastorale è avvenuta nelle ore di lezione e non si è svolta nel compimento di atti di culto (eucarestia, benedizione etc), ma attraverso una testimonianza su valori religiosi e culturali, che sono alla radice della catechesi cattolica». Un'iniziativa del genere d'altronde, sempre secondo il decreto, avrebbe potuto essere svolta anche dai ministri di altre confessioni religiose, nella piena libertà di culto.  Di fronte alla notizia monsignor Agostinelli - che si è fatto assistere da Gianfranco Amato, legale della Diocesi - si mostra soddisfatto, pur accogliendo il tutto senza particolare enfasi. «Sicuro delle mie ragioni - spiega - non ho mai dubitato di interrompere il mio cammino nelle scuole e anche in quell'occasione non andavo certo a compiere atti di culto. Per questo ho proseguito imperterrito, confortato dalla bontà dei miei atti e soprattutto dal fatto che, su 3-400 ragazzi, già quella volta la stragrande maggioranza era a mio favore e solo 2 o 3 si opposero. Oggi so che il mio caso farà da precedente», anche e soprattutto per la giurisprudenza nazionale. Soddisfatto anche l'arcivescovo Rino Fisichella che da Roma commenta come, «nella ricerca della verità, anche la domanda di Dio non possa essere elusa e la scuola non possa estraniarsi». Più effervescente la posizione dei cattolici del sito www.culturacattolica.it che esultano: «Finalmente un freno contro l'arroganza laicista, quella di chi si ostina a improbabili richieste di sbattezzo, eliminazioni di cappellani, abbattimenti di edicole religiose, cancellazione dei nomi di santi dalla toponomastica, silenziamento delle campane o cacciata delle suore dagli ospedali...». Un'infinita battaglia ideologica, combattuta anche a suon di simboli.

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