Il Tirreno

Grosseto

Direttore del carcere rinviato a giudizio

Federico Lazzotti
<b>IL CARCERE </b>di Massa Marittima e (a sinsitra) il direttore Carlo Mazzerbo
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IL CARCERE di Massa Marittima e (a sinsitra) il direttore Carlo Mazzerbo

Mazzerbo a processo per «rivelazione di segreto d'ufficio»

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 MASSA MARITTIMA. «Fate attenzione quando parlate, perché stanno indagando su un giro di spaccio in carcere e avete i telefoni intercettati». Sarebbero queste le parole con le quali Carlo Mazzerbo, 54 anni, ex direttore del carcere di Porto Azzurro e ora alla guida del penitenziario di Massa Marittima, avrebbe avvertito il 19 marzo 2010 tre agenti della polizia penitenziaria dell'indagine che era stata aperta nei loro confronti dalle Fiamme gialle. Con l'accusa di rivelazione del segreto d'ufficio Mazzerbo è stato rinviato a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare di Livorno Beatrice Dani nell'ambito di un'inchiesta antidroga in base alla quale fu scoperto che lo stupefacente veniva portato anche dentro il carcere elbano.  L'indagine, che tra il 2009 e il 2010 ha coinvolto 21 persone tra cui sei agenti di polizia penitenziaria, partì da un'operazione contro lo spaccio di hashish e marijuana. Un terremoto giudiziaro che oltre ai vertici del penitenziario aveva coinvolto agenti e spacciatori che secondo l'accusa averebbero architettato un sistema per far passare quantitativi di droga dall'esterno fino alle celle tanto che poi sarebbero stati venduti anche ai carcerati. Ma in altre occasioni lo stupefacente sarebbe arrivato a destinazione anche attraverso la posta ordinaria. Per il pm che ha condotto l'inchiesta, Mazzerbo avrebbe avvisato tre indagati delle intercettazioni telefoniche e ambientali in corso, quindi li avrebbe invitati a usare cautela nelle conversazioni. Mazzerbo, per gli inquirenti, avrebbe saputo dell'inchiesta dal comandante della polizia penitenziaria, che è obbligato a riferire al direttore situazioni simili. Col direttore del carcere sono stati rinviati a giudizio altri tre elbani accusati di detenzione di droga: Caterina Maniglio, 21 anni, Luca Tagliaferro, 38 e Francesco Ciucciarelli, 32 e un agente di custodia, Fabio Ferretti, 46, accusato di aver venduto hashish ad alcuni colleghi. La prima udienza è stata fissata per il prossimo primo di marzo alle 9 al tribunale di Livorno. Altri sette imputati finiti nei guai hanno invece scelto di essere giudicati con il rito abbreviato attraverso il quale hanno avuto uno sconto di un terzo sulla pena. Si tratta degli agenti di polizia penitenziaria Paolo Galiero (2 anni e 11 mesi), Domenico Puolo (un anno e 6 mesi), Nunzio Piro (un anno e 6 mesi); tre giovani elbani, Luca Ballini e Alberto Medici (un anno ciascuno) e Jonathan Alessi (un anno e 6 mesi); l'appuntato della guardia di finanza, Luigi Capogrosso (8 mesi) perchè avrebbe detto a un agente della polizia penitenziaria di un'operazione contro lo spaccio in carcere che le Fiamme Gialle avrebbero eseguito pochi giorni dopo. Altre nove indagati hanno chiesto il patteggiamento.

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