Sicurezza
Un funzionario della Provincia avrebbe agevolato le pratiche curate dalla moglie retribuita dai richiedenti
«Corruzione per il fotovoltaico»
Pierluigi Sposato
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INDAGATA. Reana De Simone è la moglie del funzionario della Provincia settore energiaIl pm Pizza: un accordo illecito in presenza di un conflitto di interessi
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GROSSETO. La bufera fotovoltaico torna a scatenarsi. Dopo il blitz del marzo scorso a Scansano, la Procura di via Monterosa ha allargato il raggio di azione, probabilmente proprio sulla scorta di quegli accertamenti. E gli indagati di questo nuovo filone sono cinque. L'ipotesi è, come nell'inchiesta di marzo, quella di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. In questa particolare circostanza, l'ipotesi è che siano state concesse agevolazioni nell'iter delle pratiche in cambio di incarichi professionali retribuiti. Ma l'ambito si è spostato all'interno dell'Amministrazione provinciale di Grosseto.
Tra gli indagati c'è di nuovo Flavio Marzio Morini, ex sindaco di Scansano, ma che nell'inchiesta figura in qualità di professionista incaricato da privati della progettazione degli impianti. Ci sono di nuovo Franco Miglianti e Adino Audino, amministratori-procuratori delle società Fire and Glass Solution per la Sde e per la Toscana Project Energy srl. Ma ci sono anche un funzionario della Provincia e sua moglie. Si tratta di Renzo Rossi, che è stato individuato dalla Procura in qualità di responsabile dell'ufficio energia e di responsabile dei procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni in sede di conferenza dei servizi. E di Reana De Simone, tecnico faunistico, moglie di Rossi e conosciuta anche per essere da poco più di un anno la presidente della Commissione pari opportunità. Rossi, insomma, avrebbe dovuto astenersi.
Perquisizioni. Tutti sono indagati dopo le perquisizioni avvenute ormai un paio di settimane fa, il 17 novembre per la precisione - ma la notizia si è appresa soltanto ieri - negli uffici e nelle abitazioni delle persone interessate. Da alcuni riferimenti temporali (le condotte illecite si sarebbero protratte nel tempo proprio fino al marzo 2011) sembra facile dedurre che questo nuovo filone sia partito proprio dopo il blitz di marzo. E anche questa indagine, affidata ai carabinieri di Grosseto e Pitigliano, è coordinata dal sostituto procuratore Stefano Pizza.
Tempistica accelerata. Quali le contestazioni? Secondo l'ipotesi della Procura, Rossi avrebbe accettato da Morini, ma anche da Miglianti e da Audino, delle "utilità". Queste non sarebbero state altro che il conferimento di incarichi professionali alla De Simone per la redazione di relazioni di mitigazione ambientale florofaunistica, in qualche caso inerenti i progetti di impianti fotovoltaici per i quali Morini aveva richiesto l'autorizzazione e per tutti quelli richiesti da Audino e Miglianti. Tali incarichi sarebbero stati 4 per Morini e 30 per Miglianti-Audino e ciascuno di questi avrebbe comportato un compenso di 2.000 euro. Tali incarichi, sempre secondo la Procura avrebbero avuto lo scopo di predeterminare una «tempistica accelerata» nonché «contenuti favorevoli al privato dei procedimenti amministrativi e della conferenza dei servizi previsti per il rilascio dell'autorizzazione unica», sia per le pratiche che facevano capo a Morini sia per quelle presentate da Miglianti e Audino. Conferenze dei servizi. Rossi sarebbe stato responsabile del procedimento in relazione a varie conferenze di servizi finalizzate al rilascio delle autorizzazioni.
Accordo corruttivo. La Procura è convinta che Reana De Simone sarebbe stata «consapevole e partecipe dell'accordo corruttivo indicato», riscuotendo quelle somme, che sarebbero state da lei stessa indicate. Conflitto di interessi. Rossi sarebbe stato invece «sistematicamente a servizio degli interessi» di Morini e di Audino e Miglianti.
Secondo il dottor Pizza sarebbe stato anche in una situazione di «conflitto di interessi» in relazione alla presenza della moglie per le pratiche da autorizzare. Avrebbe così violato, sempre secondo l'ipotesi della magistratura, i doveri di imparzialità, probità, fedeltà e correttezza che gravano sui pubblici ufficiali e avrebbe compiuto atti contrari ai doveri del proprio ufficio.
Tra gli indagati c'è di nuovo Flavio Marzio Morini, ex sindaco di Scansano, ma che nell'inchiesta figura in qualità di professionista incaricato da privati della progettazione degli impianti. Ci sono di nuovo Franco Miglianti e Adino Audino, amministratori-procuratori delle società Fire and Glass Solution per la Sde e per la Toscana Project Energy srl. Ma ci sono anche un funzionario della Provincia e sua moglie. Si tratta di Renzo Rossi, che è stato individuato dalla Procura in qualità di responsabile dell'ufficio energia e di responsabile dei procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni in sede di conferenza dei servizi. E di Reana De Simone, tecnico faunistico, moglie di Rossi e conosciuta anche per essere da poco più di un anno la presidente della Commissione pari opportunità. Rossi, insomma, avrebbe dovuto astenersi.
Perquisizioni. Tutti sono indagati dopo le perquisizioni avvenute ormai un paio di settimane fa, il 17 novembre per la precisione - ma la notizia si è appresa soltanto ieri - negli uffici e nelle abitazioni delle persone interessate. Da alcuni riferimenti temporali (le condotte illecite si sarebbero protratte nel tempo proprio fino al marzo 2011) sembra facile dedurre che questo nuovo filone sia partito proprio dopo il blitz di marzo. E anche questa indagine, affidata ai carabinieri di Grosseto e Pitigliano, è coordinata dal sostituto procuratore Stefano Pizza.
Tempistica accelerata. Quali le contestazioni? Secondo l'ipotesi della Procura, Rossi avrebbe accettato da Morini, ma anche da Miglianti e da Audino, delle "utilità". Queste non sarebbero state altro che il conferimento di incarichi professionali alla De Simone per la redazione di relazioni di mitigazione ambientale florofaunistica, in qualche caso inerenti i progetti di impianti fotovoltaici per i quali Morini aveva richiesto l'autorizzazione e per tutti quelli richiesti da Audino e Miglianti. Tali incarichi sarebbero stati 4 per Morini e 30 per Miglianti-Audino e ciascuno di questi avrebbe comportato un compenso di 2.000 euro. Tali incarichi, sempre secondo la Procura avrebbero avuto lo scopo di predeterminare una «tempistica accelerata» nonché «contenuti favorevoli al privato dei procedimenti amministrativi e della conferenza dei servizi previsti per il rilascio dell'autorizzazione unica», sia per le pratiche che facevano capo a Morini sia per quelle presentate da Miglianti e Audino. Conferenze dei servizi. Rossi sarebbe stato responsabile del procedimento in relazione a varie conferenze di servizi finalizzate al rilascio delle autorizzazioni.
Accordo corruttivo. La Procura è convinta che Reana De Simone sarebbe stata «consapevole e partecipe dell'accordo corruttivo indicato», riscuotendo quelle somme, che sarebbero state da lei stessa indicate. Conflitto di interessi. Rossi sarebbe stato invece «sistematicamente a servizio degli interessi» di Morini e di Audino e Miglianti.
Secondo il dottor Pizza sarebbe stato anche in una situazione di «conflitto di interessi» in relazione alla presenza della moglie per le pratiche da autorizzare. Avrebbe così violato, sempre secondo l'ipotesi della magistratura, i doveri di imparzialità, probità, fedeltà e correttezza che gravano sui pubblici ufficiali e avrebbe compiuto atti contrari ai doveri del proprio ufficio.
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