Finanza
Tribunale. La donna, oggi cinquantenne, soffre di una grave schizofrenia
«Non abbandonò la figlia»
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GIUDICE. Compagnucci Assolto pensionato finito sotto accusa nell'estate 2006
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MONTE AMIATA. Non è colpevole, il fatto non sussiste. Il giudice Compagnucci lo ha assolto dall'accusa di non aver accudito la figlia malata di mente, oggi 50enne. Le testimonianze e i documenti hanno escluso ogni tipo di responsabilità nei confronti di un pensionato di 75 anni, finito sotto processo dopo un sopralluogo della polizia municipale, nell'estate 2006. Un sopralluogo che avrebbe evidenziato uno stato fatiscente dell'abitazione ma anche uno stato di igiene più che precario della donna. In quell'abitazione - dove in quegli stessi giorni erano arrivati anche i carabinieri scattando anche alcune foto per documentare lo stato dei luoghi - l'uomo, che in passato ha svolto il mestiere di cameriere, vive con la figlia e con la moglie. Una situazione difficilissima, aveva ricordato già all'epoca del rinvio a giudizio il suo difensore, l'avvocato Roberto Ginanneschi: «La moglie è invalida e la figlia soffre di una forma di schizofrenia paranoide: a volte è lucida, altre volte rifiuta di mangiare, non vuole essere curata né farsi lavare. E manifesta il suo rifiuto in forme aggressive: è evidente che è difficile per il padre, se non impossibile, avvicinarsi». La donna era stata ricoverata per qualche tempo in una casa famiglia, sempre sull'Amiata, prima di trovare una sistemazione in una casa di riposo. La situazione di difficoltà era nota in paese e la polizia municipale, ascoltata nel corso del dibattimento, aveva spiegato di essere intervenuta dopo che la voce si era sparsa. Gli agenti avevano voluto verificare di persona e quel giorno avevano trovato un'ambulanza fuori dal portone, forse chiamata dallo stesso capofamiglia. Il giudice ha ascoltato la testimonianza di uno degli operatori del dipartimento prevenzione della Asl che aveva seguito il caso. Questi ha ricordato che la donna soffriva di schizofrenia dall'età di 14 anni e ha confermato quanto anticipato dal difensore e contenuto nelle cartelle cliniche che sono andate a formare il corposo fascicolo. La stessa Asl aveva spiegato che il padre aveva chiesto aiuto ma che non era facile assistere quella donna che spesso rifiutava anche di uscire. Il padre voleva evitare il ricovero e che comunque la figlia fosse allontanata da casa, dove cercava di fare il possibile. Del resto, la terapia farmacologica non aveva effetto. E la Asl aveva specificato che non esistono strutture per lungo degenti. Quando intervenì la polizia municipale, il pensionato si stava accingendo a dare un'imbiancata alle pareti dell'abitazione, proprio per dimostrare di voler provvedere in proprio alla cura della casa e di chi vi abitava. Adesso la donna è alla casa di riposo. Il pm Ferraro al termine del dibattimento aveva chiesto una pena di sei mesi per l'abbandono della figlia. P.S.
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