Il Tirreno

Grosseto

Il privato inquina, il Comune si accolla la bonifica

Francesca Ferri
<b>LA RUGGINOSA</b> Nella zona da bonificare rimangono ancora rifiuti e rottami
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LA RUGGINOSA Nella zona da bonificare rimangono ancora rifiuti e rottami

Salasso di 1 milione per la Rugginosa dove nessuno vuole ripulire l'area di un ex sfasciacarrozze

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 GROSSETO. Un'altra area contaminata da bonificare, altri privati che temporeggiano e l'ennesima valanga di quattrini che i contribuenti devono sborsare per togliere veleni dal suolo. Dopo il caso, sollevato nei giorni scorsi, di via De' Barberi dove il Comune è costretto a ricorrere a un finanziamento di 700mila euro dalla Regione per anticipare la bonifica dell'ex cantiere Coseca, nuovi terreni inquinati lasciati alla provvidenza pubblica affiorano alla Rugginosa.  Qui, in un'area di 2mila metri quadrati, fino a sei anni fa operava la ditta di rottamazione veicoli Santi Paola, che aveva affittato il terreno da un privato. Nel 2005 lo sfasciacarrozze se ne va - la sede dell'azienda è oggi in via Giordania - ma nel terreno rimangono delle tracce e sulla superficie un sacco di rifiuti. Nel 2008 viene approvato il progetto definitivo di bonifica ma di lavori, da quella data ad oggi, non se ne sono visti.  Il Comune ha fatto causa alla ditta - il procedimento penale è in corso - ma la soluzione è lontana da venire. Come spiega la titolare dello sfasciacarrozze, la signora Santi, non è chiaro infatti di chi sia la responsabilità dell'inquinamento. «Prima di noi - spiega - in quell'area c'era un'officina di riparazione camion. Se c'è da bonificare, si faccia almeno in compartecipazione, anche perché noi abbiamo sempre usato un tessuto non tessuto per non far colare l'olio in terra». In attesa che la giustizia faccia il suo corso, però, gli anni passano e le sostanze inquinanti rimangono lì.  Il Comune, dunque, la scorsa settimana ha provato a bussare alla porta dei proprietari del terreno, che però hanno risposto picche, specificando di «non essere tenuti alla bonifica del sito» e di «non disporre della somma necessaria», vale a dire 620mila euro (cifra stimata nel 2008).  Anche in questo caso, come in via De' Barberi, tocca perciò al Comune, ovvero alla collettività, farsi carico della spesa. Secondo la legge, infatti, pur obbligato, quando un privato non bonifica quel che ha contaminato, non si può lasciare l'area "sporca". Spetta ai Comuni anticipare i soldi e fare subito i lavori; poi, quando le eventuali controversie legali saranno risolte, l'ente verrà rimborsato. Ma intanto si tratta di veri e propri salassi da far passare notti insonni ai cassieri pubblici.  Per questo la Regione ha istituito un fondo ad hoc, al quale si accede tramite bando. Il Comune di Grosseto, dunque, dopo il caso di via De' Barberi ha di nuovo preso carta e penna e ora incrocia le dita. Anche perché, a distanza di tre anni dalla cifra stimata nel 2008, il nuovo computo metrico stilato dal dirigente del settore Ambiente, l'ingegner Morisco, è lievitato a 940mila euro. Cosa succede se la Regione non anticipa? Le grane, a quel punto, non sarebbero solo nascoste nei terreni.

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