Finanza
Il cdr è finito, chiusura vicina
Alfredo Faetti
◗
IN CONSIGLIO. I dipendenti dello stabilimento del Casone Ma c'è un accordo per lasciare attive alcune linee
3 MINUTI DI LETTURA
SCARLINO. Il cdr nei silos di Scarlino Energia è finito e ora sta per arrivare quello che tutti stavano aspettando con paura: la cassa integrazione. E' la prima volta che la società fa i conti con questo procedimento che prenderà il via forse già domani. Per questo motivo, nell'incontro avvenuto ieri tra le rsu e i vertici aziendali, entrambe le parti hanno buttato giù le linee guida concordemente. Non ci sarà una chiusura totale dell'impianto, ma «sarà una cassa integrazione dura» spiegano i sindacati. È stata una giornata intensa, quella di ieri, tanto per i sindacati che per i lavoratori. Prima hanno raccolto il sostegno di ben due consigli comunali: non solo quello di Follonica, dove i rappresentanti di Scarlino Energia dicono di aver trovato uno spiraglio di apertura nella Baldi, che non esclude a priori la presenza di un inceneritore nel territorio, ma anche quello di Scarlino, che si sta dando da fare per stilare un documento a sostegno dei lavoratori, del Casone e della Lucchini. Buoni propositi che però non hanno rassicurato le persone fuori dal Comune di Follonica, arrivate per avere risposte dal sindaco. «Ho due figlie che fanno l'università - dice un lavoratore dell'inceneritore - Adesso vivo nell'incertezza». C'era anche Loredana a parlare con la Baldi. Lei ha 32 anni, fa parte delle rsu e lavora con Scarlino Energia da qualche anno. «Noi giovani abbiamo un mutuo sulle spalle. Ci sentiamo destabilizzati, lasciati soli dalle istituzioni». I dipendenti lo hanno scritto anche nella prefazione della lettera che hanno consegnato al sindaco: «Siamo 65 persone. Molti giovani, altri hanno alle spalle una vita di lavoro in fabbrica. Abbiamo stipendi guadagnati con merito». Ed oggi «quel lavoro e quegli stipendi sono a rischio. Intanto dobbiamo affrontare una cassa integrazione». E proprio di questo si è parlato nella seconda parte della giornata, quando i lavoratori e le rappresentanze sindacali unitarie hanno lasciato il golfo per dirigersi all'impianto, dove li attendevano i rappresentanti della società. Perché il cdr stoccato, che ha permesso di continuare a lavorare per qualche giorno forte dell'ordinanza di Leonardo Marras dell'altra settimana, è terminato e domani, al massimo venerdì, partirà la cassa integrazione. Chi c'era l'ha definita una «chiacchierata», perché Scarlino Energia non ha mai aperto un procedimento simile. Quindi le due parti si sono venute incontro, con qualche rassicurazione. L'impianto, infatti, non verrà chiuso del tutto: resteranno attivi il laboratorio, la depurazione delle acque, una parte dell'amministrazione e saranno necessarie alcune opere di manutenzione, visto che l'obiettivo è restare vigili per poter riaprire il prima possibile. In questo senso, sono state avanzate alcune linee guida per i turni di rotazione, anche se ancora è tutto in cantiere. «Ma sarà una cassa integrazione molto dura, perché i lavoratori in gioco sono molti» dice Fabio Della Spora della Cisl. C'è anche il momento a non giocare a favore di Scarlino Energia. «La società infatti ha intrapreso questa strada per la prima volta perché non ha alternative, anche dal punto economico». Il prossimo passo per quanto riguarda l'attività ci sarà quando verrà presa una decisione sulla sospensiva dal Consiglio di Stato, a cui la società e la Provincia presenteranno ricorso contro il pronunciamento del tribunale amministrativo. Intanto, però, i sindacati chiedono un tavolo con tutte le istituzioni, dalla Regione ai Comuni, il prima possibile per avere certezza del loro impegno in questa vicenda. Alla prossima settimana, quindi, quando al Casone è atteso il governatore Enrico Rossi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
