Sicurezza
Terme di Roselle, caso riaperto
Francesca Ferri
La società impugna il lodo e torna a chiedere 11,5 milioni di danni
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GROSSETO. Per le terme di Roselle il caso non è ancora chiuso. La Rosellae Thermae, la società che avrebbe dovuto realizzare il centro termale sognato dalla giunta Antichi e mai realizzato, non ha accettato la decisione del lodo arbitrale. Che nel marzo scorso le aveva riconosciuto il diritto a un risarcimento di 441mila 570 euro da parte del Comune di Grosseto. Il risarcimento che ha sempre invocato è di gran lunga più cospicuo, 11 milioni e mezzo di euro. E non ci vuole rinunciare. Per questo lo scorso 18 ottobre ha presentato l'atto di impugnativa alla corte d'appello di Firenze per chiedere che il lodo venga annullato, sia dichiarata la risoluzione delle convenzioni stipulate per inadempienze del Comune, e il Comune sia condannato a pagare gli 11 milioni 468mila euro di danni più altri 335mila di interessi. In tutto, 11 milioni e 800mila euro. Il collegio arbitrale era stato chiamato a pronunciarsi sulla vicenda nel 2008. Questi i fatti. Nel 2003 l'allora sindaco di centrodestra Alessandro Antichi aveva previsto di costruire un grande centro termale a Roselle. L'investimento previsto dalla società Rosellae Thermae era di 60 milioni. A settembre dell'anno successivo fu stipulata la convenzione tra amministrazione e società che prevedeva l'ampliamento dell'area in concessione da 95mila a 163mila metri quadrati, come chiesto dalla società, senza però la preventiva variante allo strumento urbanistico che doveva servire a cambiare destinazione all'area destinata all'ampliamento. La convenzione, perciò, per essere attuata doveva aspettare che si completasse l'iter di adozione della variante. Il Comune assicurò alla Rosellae Thermae che i tempi sarebbero stati stretti e dunque la società avviò il progetto. Ma la giunta Antichi-Bellettini non arrivò mai ad approvare la variante e l'amministrazione Bonifazi, subentrata nel 2006, la fece cadere. Il progetto preliminare comprensivo della nuova area non è mai stato approvato e la Rosellae Thermae ha presentato il conto dei danni: 11 milioni di euro. Il lodo, però, ha riconosciuto alla società solo il risarcimento di 441mila euro. Lo scorso marzo il pronunciamento del collegio (già costato alle casse comunali 31mila euro) aveva fatto tirare un sospiro di sollievo all'amministrazione: pur essendo una somma di tutto rispetto, si tratta di briciole a fronte della cifra faraonica chiesta dalla società e che avrebbe potuto mandare il Comune in bancarotta. E già il sindaco aveva fatto progetti per il futuro: non abbattere lo scheletro delle terme, 24mila metri cubi abbandonati da 30 anni, ma raddoppiarlo, ristrutturarlo e convertirlo in centro civico, per cominciare. E magari rivalersi su chi, all'epoca, aveva fornito alla Rosellae Thermae garanzie che non potevano dare, recuperando così parte dei 441mila euro. Ora però le cose si complicano. Il Comune ha già dato mandato al suo legale, l'avvocato Anton Ugo Serra del Foro di Firenze, di proporre impugnazione incidentale. Lo stesso Serra, del resto, non aveva escluso che la società avrebbe impugnato il lodo. E ha già pronte le contromosse.
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