Attenzione
Pannella e Violante alla giornata dellassociazione Tortora
Partire dalla città per riformare la giustizia
Maurizio Bernardini
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LINCONTRO. Ieri all hotel Airone 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. «Grosseto può oggi divenire il punto di partenza per un serio e sereno dibattito destinato a riformare la giustizia». Esordisce così Francesco Rutelli, leader di Api, intervenuto all'hotel Airone insieme a molti politici, nel corso del convegno "L'arma spuntata del giustizialismo", evento organizzato dalla fondazione per la giustizia Enzo Tortora e rivista Il Futurista. Il leader centrista ha espresso la propria totale contrarietà alla rapida discesa in politica di magistrati che, sino al giorno prima, ricoprivano il ruolo di giudici imparziali. «La vera divisione tra le carriere che deve essere fatta è quella tra certi magistrati e certi giornalisti»: questo uno dei passi maggiormente significativi dell'intervento di Luciano Violante, magistrato ed ex presidente della Camera. A fare gli onori di casa Francesca Scopelliti, presidente della fondazione intitolata a Tortora «Fu un processo farsa con tante concordate, più che concordanti, accuse dei pentiti». È pesante, e non poteva essere altrimenti, il giudizio che l'ex senatrice pronuncia scorrendo il racconto di quei terribili anni: «Nessuna indagine di approfondimento è stata mai avviata, né alcun procedimento disciplinare è mai stato promosso davanti al Csm a carico di quei giudici che lo condannarono da innocente. Molti hanno addirittura fatto carriera». Ed è proprio prendendo spunto dalla triste vicenda "Tortora" che si sono articolati gli interventi, spesso sfiorati da una mescolanza tra malinconia, disillusione e rabbia. Presente in rappresentanza dell'Ordine degli avvocati, che ha riconosciuto l'evento come valido per l'acquisizione di crediti formativi, il legale Roberto Baccheschi: «siamo pienamente disponibili a collaborare per giungere ad una riforma della giustizia che abbia al centro l'interesse per il cittadino». Tagliente l'intervento di Marco Pannella. Il leader radicale, discutendo del sovraffollamento carcerario, si è rivolto direttamente al Capo dello Stato chiedendo un intervento concreto per sanare quella che è, a tutti gli effetti, una condizione di illegalità legalizzata. L'alto profilo istituzionale dei lavori è stato testimoniato da una nota del presidente della Camera Gianfranco Fini: «La lezione che ci ha lasciato Enzo Tortora è quella di un uomo che non ha mai usato la politica per difendersi. Un uomo che ha continuato ad avere, anche di fronte alla dolorosa ingiustizia che lo aveva colpito, un profondo senso delle Istituzioni».
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