Sicurezza
La raccolta di denaro da parte degli appartenenti a una onlus con sede a Napoli ha sollevato proteste e sospetti tra i passanti in centro
L'Abio contro il gazebo della clownterapia
Gabriele Baldanzi
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CONTESTATO. Il gazebo della clownterapia I volontari della pediatria annunciano un esposto per accertare la veridicità dei fini dichiarati
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GROSSETO. Venerdì, di nuovo, un'associazione di clownterapia che nulla ha a che vedere con Grosseto e con la pediatria del suo ospedale, ha impiantato un gazebo davanti a Benetton e alla farmacia Billi, in cima a Corso Carducci. Da mattina a sera tre persone, tra cui due ragazze, hanno chiesto denaro ai passanti per finanziare un'organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Una onlus con sede a Napoli, che svolgerebbe attività di clownterapia in alcuni ospedali del sud-Italia oltre ad animazione e truccabimbi nelle piazze e nelle strade. Più di una persona ha pensato che quel gazebo fosse quantomeno 'sospetto' rivolgendosi anche al nostro giornale. Altri passanti hanno fatto domande sull'attività in reparto («no, non siamo mai entrati all'ospedale delle Misericordie di Grosseto...»), sulle modalità di adesione all'associazione (altre risposte evasive), sulla destinazione dei proventi. Ieri attraverso Internet sono state raccolte ulteriori informazioni in merito all'associazione e nei prossimi giorni, con l'ausilio di un legale, sarà presentato un esposto alla Guardia di Finanza perché sia verificata la regolarità e la veridicità di quanto raccontato dai ragazzi. Si tratterebbe tuttavia di un gruppo diverso da quello smascherato il 9 novembre scorso dalla iena Mauro Casciari nel corso della nota trasmissione tv di Italia Uno. Sì, perché a Grosseto l'attività di animazione e assistenza in reparto al fianco dei bambini ricoverati ha un brand ben preciso. E' solo e soltanto Abio, l'unica associazione autorizzata ad affiancare il personale medico e paramedico. Un gruppo radicato, molto presente sui media, vicino alle istituzioni, che conta decine di volontari selezionati e formati, oltre ad un'articolata convenzione con l'Asl 9. I volti che rappresentano Abio Grosseto sono quindi noti e garanzia di serietà: Paola Oddis Castelli, Valentina Domeniconi, Cristina Caldarelli, Laura Formica, Sonia Del Fa, Chiara Brogi, Elisabetta Maccherini, Caterina Lisi. E venerdì non erano davanti a quel gazebo su Corso Carducci. Fermare chi passeggia in centro, chiedergli del denaro giocando sull'equivoco Abio non è una novità a Grosseto. Era già accaduto anche l'anno scorso, nel periodo prenatalizio. Anche allora persone insospettite dai modi e dall'accento dei "questuanti" coinvolsero i giornali per fare informazione. Il consiglio resta sempre lo stesso: non bisogna dare denaro a chi non si conosce. Prima di fare un'offerta è necessario capire chi abbiamo davanti. «A Grosseto - ribadiscono dall'ospedale - non esiste alcun gruppo di clown che anima la pediatria. Certe iniziative producono solo un danno di immagine, oltre che all'Azienda, ai tanti volontari Abio che ogni giorno, senza la pallina rossa sul naso e senza chiedere nulla in cambio, turnano al pronto soccorso e al quarto piano del Misericordia, facendo uno splendido lavoro».
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