Il Tirreno

Grosseto

Il sindacato: «Stop alle esternalizzazioni, penalizzano il personale pubblico»

La Cgil attacca la Provincia

Maurizio Bernardini
<b>CGIL.</b> La segretaria della Funzione pubblica Monica Pagni
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CGIL. La segretaria della Funzione pubblica Monica Pagni

Scontro sulle manutenzioni stradali affidate ai privati

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 GROSSETO. No alle esternalizzazioni a privati a scapito dei dipendenti pubblici.  A puntare il dito è un sindacato, che finora è stata al fianco degli enti locali riconoscendone le grandi difficoltà scaturite dai tagli, definiti "lineari", voluti dal governo di Silvio Berlusconi. Oggi però cambia registro e assume un tono diverso: la Cgil Funzione pubblica esprime la propria contrarietà alle scelte in tema di esternalizzazioni compiute dall'amministrazione provinciale di Grosseto.  Il punto più caldo riguarda l'affidamento a privati delle manutenzioni stradali nella zona costiera con «il sottoutilizzo dei mezzi e un drastico ridimensionamento delle funzioni sinora svolte direttamente dall'ente». Una razionalizzazione degli interventi che non è piaciuta ai vertici sindacali, che partono all'attacco e parlano di «dipendenti pubblici messi in un angolo». La funzione pubblica della Cgil fa sapere di avere da tempo indicato un percorso alternativo che avrebbe salvaguardato i lavoratori: «una suddivisione paritetica tra pubblico e privato delle manutenzioni di tutte le strade provinciali - come evidenziano dalla segreteria sindacale - di fatto avrebbe impedito di affidare in esclusiva alle aziende private lavori di più semplice e redditizia realizzazione».  Ecco l'altro punto: la difficoltà d'intervento. È questo l'ennesimo dei nodi su cui la Cgil intende far chiarezza perché «lungo la costa le strade sono in pianura e su terreni facilmente modificabili. Nelle zone montane e collinari invece - prosegue la nota diffusa dal sindacato - gli interventi richiedono maggiore tempo e maggiori risorse in virtù di condizioni ambientali più disagiate dovute al diverso clima ed alla conformazione idrogeologica». Insomma, secondo Funzione pubblica ai privati sarebbero stati affidati lavori abbordabili, mentre la parte sporca sarebbe stata sbattuta in faccia ai dipendenti pubblici. Ma non finisce qui: la struttura di categoria della Cgil è convinta di aver assistito ad un «forte ridimensionamento del servizio di protezione civile, sino a non molto tempo fa fiore all'occhiello dell'amministrazione provinciale per le sue eccellenze e la sua capacità di intervento tempestivo».  Funzione pubblica punta il dito contro quelle che definisce «inutili forzature che penalizzano il personale e rendono meno efficiente e sicuro il servizio». L'organizzazione del pronto intervento ha infatti, a parere del sindacato, visto dilatare i tempi di attivazione sforando la classica mezz'ora precedentemente prevista.  In questo modo, accusa Funzione pubblica, il servizio da cui può dipendere la sicurezza per la cittadinanza in caso di eventi calamitosi è meno efficace. La Cgil ritiene quindi che occorra andare oltre la «miopia che ha contraddistinto in questi anni la politica nazionale». Per questo il sindacato chiede che non siano ridotti i servizi pubblici e che siano tenuti saldi i valori fondanti di una comunità. «Lavoro pubblico e privato possono convivere, sotto il necessario controllo delle amministrazioni, ma non possiamo che considerare male le scelte che vanno nel senso di una forte privatizzazione e di un declassamento del ruolo e della qualità del servizio pubblico».

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