Il Tirreno

Grosseto

Gazebo abusivo, due condanne

Francesca Gori

Non è stato rispettato il vincolo ambientale, assolti i tecnici del Comune

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 GROSSETO. Un ampliamento che è costato caro ai due soci del ristorante Magnificat che si affaccia sulla pineta a pochi passi da Fiumara. Nove mesi di reclusione, ciascuno e il pagamento delle spese di giudizio per aver realizzato un gazebo, ampliando così il proprio ristorante, il Magnificat, in località Canova, a Marina di Grosseto. Ora dovranno demolire tutto e riportare l'immobile alla situazione preesistente.  Andrea Rosi e Nadia Gavelli sono stati condannati in primo grado. Entrambi sono amministratori del Magnificat ed entrambi erano stati accusati, appunto, di aver fatto realizzare, senza permesso di costruire e in zona soggetta a vincolo paesaggistico, senza nulla osta dell'autorità preposta al vincolo, un gazebo e un forno, per una copertura complessiva di circa 15 metri quadrati, e un collegamento di poco più piccolo tra il gazebo e l'edificio principale.  Il giudice Marco Bilisari ha concesso la sospensione condizionale della pena, subordinata al fatto che i due riportino i luoghi allo stato precedente la realizzazione del gazebo e che liquidino al Comune di Grosseto, che si era costituito parte civile. E infatti, il Comune ha avuto ragione: il risarcimento del danno è stato quantificato in 2.500 euro oltre a 1.900 euro di spese legali sostenute proprio dall'ente.  Sono stati assolti, invece, per non aver commesso il fatto, i tecnici e i funzionari del Comune che si erano occupati dell'istruttoria del procedimento e che, per questo, erano coimputati: Rossana Chionsini, Chiara Marrata, Gian Paolo Fornasiero e Amedeo Raffi.  Il Comune di Grosseto si era costituito parte civile, ma solo nei confronti dei due amministratori del ristorante e non anche nei confronti dei propri dipendenti. Una scelta, questa, che l'amministrazione comunale sta facendo in tutti i processi che riguardano la violazione di norme urbanistiche e nei quali la Procura coinvolge sempre anche i tecnici comunali in quanto responsabili dei procedimenti relativi alle opere realizzate.  La vicenda risale all'estate del 2009, quando la polizia municipale di Grosseto, durante un sopralluogo effettuato il primo luglio aveva visto che in quel ristorante erno state realizzate alcune opere che non erano previste nelle pratiche edilizie presentate. Il 17 luglio un nuovo sopralluogo aveva accertato che una parte delle opere realizzate era stata rimossa, ma il servizio edilizia privata del Comune di Grosseto, il 22 luglio, aveva diffidato i titolari della società a demolire, perché in contrasto con i vincoli paesaggistici, anche le opere rimanenti, cioè le opere difformi rispetto al semplice gazebo in legno che era stato autorizzato: telai in alluminio con zanzariera, ante di vetro scorrevole, impianto di climatizzazione e copertura di collegamento tra il gazebo e il ristorante, le pareti in cannicciato e la pavimentazione a piastrelle.

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