Sicurezza
Tribunale. Condannata per calunnia a 16 mesi e a risarcire lex collega del convivente
«Mi ha graffiato la Mercedes», ma non era vero
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GIUDICE Michele Addimandi 2 MINUTI DI LETTURA
RIBOLLA. Del risentimento c'era. Che sia stato per un lavoro mancato o per certe foto nel telefonino, poco importa. L'unica certezza giudiziaria, almeno in primo grado, è una condanna per calunnia. Maria Laura Perlongo, 32 anni, di Ribolla, ha avuto 16 mesi (pena sospesa) per aver falsamente dichiarato ai carabinieri che Antonello Carta, oggi 41enne, le aveva rigato l'auto. Il giudice Addimandi ha imposto anche il risarcimento dell'uomo in separata sede e il pagamento delle spese (1.200 euro). «L'ho visto alle 13,45 dalla finestra dell'abitazione di una mia amica». Ma i carabinieri avevano accertato che da quell'appartamento la Mercedes non si poteva vedere. La querela era del 13 dicembre 2006. La donna aveva dichiarato di aver visto due giorni prima quell'uomo che le graffiava la fiancata sinistra dell'auto. «Ero da un'amica». Vero, aveva spiegato l'amica, venne da prendere un caffè e mi disse che aveva visto quell'uomo. Secondo la querela, Carta avrebbe avuto motivi di risentimento verso la Perlongo perché per colpa di lei lui non sarebbe riuscito a entrare a lavorare in un grande magazzino. Poi la donna aveva precisato che Carta ce l'avrebbe avuta con lei per colpa del proprio convivente (che lavorava con Carta), che gli avrebbe impedito di diventare padroncino e di lavorare per quel magazzino. E nella vicenda si era poi inserito in quel giorno la questione dell'arresto del convivente, che in piazza aveva sferrato una coltellata a Carta.
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