Il Tirreno

Grosseto

La Provincia ci mette una toppa

Francesca Gori
<b>PROVINCIA</b> Il presidente Leonardo Marras
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PROVINCIA Il presidente Leonardo Marras

Due ordinanze urgenti per evitare lo stop totale dell'impianto

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 GROSSETO. Non è la soluzione definitiva. Non è il vestito nuovo, quello da far indossare a Scarlino Energia per uscire dall'empasse della sentenza del Tar. Sono due toppe, cucite alla bell'e meglio su un abito sdrucito, le due ordinanze firmate ieri dal presidente della Provincia Leonardo Marras per far ripartire l'impianto. Si brucerà il cdr stoccato, e si metteranno di nuovo in moto le pompe dell'impianto di depurazione.  Alla Provincia, dove si è compiuto il "pasticciaccio" delle autorizzazioni rilasciate a Scarlino Energia, l'aria che si respira è pesante. Il presidente Marras una soluzione per non fermare subito l'impianto l'ha trovata: quella di firmare due ordinanze urgenti, una per la continuità del Tas, il trattamento delle acque reflue dei cicli industriali delle aziende del Casone, l'altra per autorizzare l'esaurimento delle scorte di Cdr (500 tonnellate) ancora stoccate nei silos dell'inceneritore.  «Su questa vicenda - ha detto - - ci mettiamo la faccia, in attesa che sia pronto il ricorso al Consiglio di stato, al quale chiediamo la sospensiva della sentenza del Tar». Ma la sicurezza che in secondo grado venga annullata la decisione dei giudici fiorentini, non ce l'ha nessuno.  L'inceneritore, quindi, da oggi tornerà a bruciare Cdr. Quello stoccato all'impianto, infatti, non può subire altri processi per lo smaltimento. È troppo, per essere caricato e compattato sui camion e mandato ad un altro impianto. E aspettare, quando si parla di Cdr, non si può. «Potrebbero innescarsi processi di autocombustione che avrebbero effetti devastanti». Fin qui, l'aspetto tecnico della vicenda. Quello che aumenta, in qualche modo, l'agonia di un malato che ha il volto dei sessantacinque dipendenti di Scarlino Energia. Resteranno al lavoro per una decina di giorni. Poi, in attesa che il Consiglio di stato si pronunci, ci sarà da pensare ad organizzare la cassa integrazione a rotazione, perché almeno il depuratore resterà in funzione. L'aspetto tecnico, quindi. E quello occupazionale.  Poi c'è l'altra faccia della medaglia, quella che si chiama politica. «A differenza di quel che sostengono certi "tuttologi" - spiega Marras - la decadenza dell'Autorizzazione integrata ambientale decretata dal Tar, impone la sospensione dell'attività di depurazione delle acque, e quindi è necessaria un'ordinanza ad hoc per consentirne la prosecuzione. Ci mettiamo la faccia anche nel sottolineare che la sentenza del Tar non mette minimamente in discussione né il Piano provinciale dei rifiuti, né l'esistenza dell'area industriale del Casone. Se guardiamo a quanto è successo negli ultimi anni, è evidente che qualcuno ha pensato a ricorrere al Tar anche in questa prospettiva. Motivo per cui la Provincia garantirà e tutelerà sempre l'insediamento di attività industriali sul proprio territorio, perché le ritiene strategiche in termini di sviluppo economico e tenuta occupazionale».  La Provincia continua a battere su un tasto della sentenza: i giudici, secondo la Provincia, non mettono in discussione i livelli di sicurezza e la qualità dei controlli ambientali garantiti dal sistema di monitoraggio stabilito dall'Aia. Il ricorso al Consiglio di stato sarà presentato entro tempi strettissimi. Ma le ultime parole del presidente sono indirizzate a chi ha promosso quel ricorso. «Chi lo ha fatto - dice - probabilmente non si rendeva nemmeno conto dell'effetto che avrebbe avuto. Con quell'atto si è messa in discussione l'intera area industriale che noi difendiamo. Pensavano di bloccare soltanto l'inceneritore, invece qui sono a rischio mille posti di lavoro. Qualcuno potrebbe anche fare ricorso sulla nostra ordinanza. In quel caso, l'obiettivo perseguito, sarà evidente a tutti».

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