Il Tirreno

Grosseto

L’esperto della commissione d’inchiesta

«Dissi le stesse cose Eppure fui querelato»

<b>RABITTI</b> diede parere negativo all&#146;impianto per le stesse ragioni indicate ieri dal Tar
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RABITTI diede parere negativo all’impianto per le stesse ragioni indicate ieri dal Tar

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 SCARLINO. Per lui è una sorta di vittoria personale, inutile nasconderlo. Paolo Rabitti è stato membro della commissione d'inchiesta pubblica sul riesame della Via, dove ha steso il rapporto tecnico su cui gli avvocati del Comune di Follonica hanno basato i loro ricorsi.  «Quando si parla di sentenze di tribunali non è mai bene dirlo, ma in questo caso mi sembra scontato l'esito della vicenda». Perché le motivazioni della sentenza sono le stesse per cui lui e gli altri membri della commissione diedero parere negativo al riesame. «Era una Via per una centrale elettrica, non per un inceneritore. Mentre l'Aia sì, era per un impianto d'incenerimento. Noi lo abbiamo detto, basandoci su aspetti tecnici». Risultato: «L'allora amministratore delegato di Scarlino Energia Maria Teresa Caroleo disse che non avevamo detto il vero e ci querelò tutti». Intervenne allora la Provincia, la stessa che aveva istituito la commissione, «dicendoci - continua Rabitti - che ci avrebbe fornito assistenza legale. Ma io non l'ho mai vista. Mi sono dovuto prendere un legale per conto mio e ad oggi non so ancora se sono parte lesa o se sono stato rinviato a giudizio». Un boccone amaro che non è mai andato giù all'esperto.  «Il mio impegno e il mio lavoro in commissione è stato completamente gratis, messo a disposizione della Provincia». Ma torniamo alla cronaca di Rabitti: «Una volta partita la querela, l'amministrazione provinciale chiese un'altra consulenza sul riesame, questa volta a Silvano Focardi dell'università di Siena, che di mestiere fa il biologo. Il nostro lavoro - dice Rabitti - non venne più preso in considerazione e con il parere di Focardi venne concessa la Via».  La sua, di valutazione, era chiara. E di segno opposto: «Si capiva che l'impianto bruciava rifiuti e che non poteva essere considerato come una centrale elettrica, ma come un inceneritore. Per questo dicemmo che la Via non andava bene e che ne occorreva un'altra che seguisse i parametri previsti dalla legge per quel tipo d'impianto. L'Aia, del resto, è stata rilasciata per un inceneritore. Però - conclude Rabitti - non siamo stati ascoltati». Anzi, sono stati querelati. A.F.

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