Finanza
«Autorizzato con troppa fretta»
Alfredo Faetti
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Sentenza choc del Tar che boccia il via libera all'inceneritore di Scarlino
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SCARLINO. La sentenza è la numero 1766. Nelle sue 17 pagine contiene tutti i motivi per cui il Tar di Firenze ha deciso di annullare la Via (Valutazione d'impatto ambientale) all'inceneritore di Scarlino Energia, concessa a suo tempo dalla Provincia di Grosseto. Per quest'ultima, la sentenza ha parole gravi: «Ha rilasciato la pronuncia in assenza di tutti gli elementi necessari per escludere negative ricadute sulla salute umana e sull'ambiente». Due i ricorsi, presentati uno dal Comune di Follonica e l'altro da Coldiretti e associazioni ambientaliste capitanate dal Wwf. Per «la loro connessione oggettiva e soggettiva» il Tar li ha riuniti e li ha accolti entrambi con una unica sentenza. Una sentenza che annulla le autorizzazioni (la Via e conseguentemente anche l'Aia) a Scarlino Energia, sulla base di due ordini di ragioni: il primo è di carattere tecnico burocratico, basato su passaggi da una determina all'altra in cui il Tar non vede molta chiarezza. Il secondo è nella sostanza, comportamenti della Provincia per i quali - scrive il Tar - l'accoglimento dei ricorsi «si palesa fondato sotto numerosi aspetti». Tutto comincia nel novembre 2009, quando su richiesta della stessa Provincia fu istituita una commissione d'inchiesta pubblica sulla Via, che alla fine del suo operato consegnò un rapporto in cui bocciava categoricamente l'autorizzazione. Esplose una furiosa polemica, sfociata in querele, e un secondo studio venne affidato all'Università di Siena: da qui uscì invece un parere positivo e il conseguente via libera dall'amministrazione Marras. Per il Tar, però, «l'Amministrazione provinciale, dopo la proposizione dei ricorsi, ha convocato un'inchiesta pubblica ma ne ha poi sostanzialmente violato la lettera e lo spirito posto che, nel provvedimento contestato non si rinviene traccia dell'acquisizione e valutazione del giudizio conclusivo dell'inchiesta medesima». E questo, dice il Tar, va contro la legge, che «impone all'Amministrazione di valutare gli scritti e i documenti prodotti nel procedimento dai soggetti interessati» e «di darne conto nella motivazione del provvedimento finale». Ma anche l'acquisizione dello studio commissionato all'Università di Siena non convince il Tar, perché questo è stato consegnato alla Provincia il 10 marzo 2010 e già il giorno dopo era stata approvata la compatibilità ambientale. In questo senso, per il colegio è «evidente l'acritica assunzione nel provvedimento finale delle conclusioni a cui il consulente esterno era pervenuto». Ma c'è di più. Secondo il Tribunale la decisione della Provincia è «sfornita dei requisiti di completezza». «Per quanto attiene alla valutazione dello stato di salute dei residenti nei comuni di Follonica e Scarlino - scrivono i giudici - ogni giudizio viene rinviato ad indagini e monitoraggi da eseguirsi in futuro, senza neppure l'indicazione di un termine per il completamento di tale fase dell'indagine. Ne discende che la Provincia ha rilasciato la pronuncia di compatibilità ambientale in assenza di tutti gli elementi conoscitivi opportuni necessari al fine di escludere negative ricadute sulla salute umana e sull'ambiente».
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