Il Tirreno

Grosseto

Uccisa con la complicità dell'ex collega

Alessandro De Gregorio
<b>CONDANNATA.</b> &laquo;Katia&raquo; Viejo
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CONDANNATA. «Katia» Viejo

Condividevano un appartamento nel quale si prostituivano insieme Condannata a 18 anni e 8 mesi un'ecuadoregna di 36 anni

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 FOLLONICA. Nella motivazione verranno assegnati precisi ruoli e responsabilità personali. Ma già dal dispositivo asciutto della sentenza si intuisce parecchio. La calibrazione delle pene disvela una mandante, due esecutori materiali, altri due complici. Tutti condannati per rapina, omicidio e concorso anomalo in omicidio. Tutti assassini morali o materiali di Jessica Karina Labezzaris Munoz, l'ecuadoregna di 35 anni uccisa il 14 luglio 2010 nell'appartamento di via Gobetti, a Vada, dove la donna si prostituiva con il nome d'arte di Jennifer o Tari.  Ieri a Livorno nell'aula del giudice dell'udienza preliminare, il gup Beatrice Dani si è ritirata alle 12,35 ed è uscita alle 18,40. Con due ergastoli e tre condanne sotto i vent'anni, il giudice ha accolto in parte le richieste dei pubblici ministeri Luca Masini e Paola Rizzo. Richieste che già tenevano conto del rito (il giudizio abbreviato consente lo sconto di un terzo della pena).  Ergastolo per i brasiliani Fernando Gomes da Silva (32 anni) e Riberio Diogo Carvalhais (25), ritenuti gli assassini. Ma che i due fossero gli esecutori materiali lo avevano già stabilito anche i pm: furono Gomes da Silva e Diogo a fare irruzione nell'appartamento di Jessica, a legarla mani e piedi con fascette da elettricista e a imbavagliarla fino a ucciderla per asfissia. E il giudice non ha fatto distinzioni.  L'accusa invece aveva chiesto l'ergastolo per Judit Dolores Viejo Enriquez in arte «Katia» (36, ecuadoregna). Amica e coinquilina della vittima (aveva lavorato con lei in un appartamento di Marina di Grosseto), fidanzata con Diogo, «Katia» è ritenuta l'ideatrice, istigatrice e basista della rapina eseguita dal proprio compagno e dagli amici di lui, reclutati e venuti a Vada da Torino. Ma il giudice ha alleggerito la posizione della Viejo stabilendo 18 anni e 8 mesi di reclusione. Stessa pena inflitta a Franquece Marcelino Ferreira detto «Frank» (35), per il quale l'accusa aveva chiesto vent'anni. Considerato l'organizzatore della rapina, Frank aveva reclutato i complici Gomes da Silva e Romagnoli, li aveva istruiti, aveva acquistato insieme a Gomes un pacco di 100 fascette da elettricista. Ma alla fine «Frank» era rimasto fuori a fare il palo. Infine, 16 anni e 8 mesi per Rodrigo Romagnoli detto «Palla di fuoco» (36), l'autista del gruppo di brasiliani-torinesi.  Jessica fu aggredita sul pianerottolo, le infilarono uno straccio in bocca e le ammanettarono polsi e caviglie. Lottò e provò a gridare, così le legarono attorno alla bocca un pezzo di tenda strappata dalla camera. Jessica morì dopo una lunga agonia, come confermò l'autopsia. La banda era convinta di trovare trentamila euro in quella casa ma Jessica ne aveva solo seimila, nelle valigie preparate la sera prima in vista del trasferimento a Marina di Massa. Il cadavere fu scoperto a tarda sera. In pochi giorni la polizia arrestò tutti: «Katia» a Follonica, Gomes e Diogo alla periferia di Torino, «Palla di fuoco» alla periferia di Cuneo e «Frank» in Olanda.  I reati, come dicevamo, sono rapina, omicidio e concorso anomalo in omicidio. Sparita l'aggravante della crudeltà, concesse le attenuanti generiche ai tre che non hanno avuto l'ergastolo.  Stabilite anche le provvisionali nei confronti della zia e della cugina della vittima, parti civili: 40mila euro anziché 200mila.  I brasiliani hanno assistito alla lettura della sentenza in silenzio, impassibili. «Katia» è scoppiata in lacrime.

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